IL NOBEL LETTERATURA 2019 A PETER HANDKE, INTELLETTUALE CAPACE DI SFIDARE I LUOGHI COMUNI

DI ANGELO D’ORSI

Voglio esprimere la mia personale soddisfazione per il Nobel Letteratura 2019 a Peter Handke. Non solo uno scrittore raffinato, capace di scandagliare l’animo umano (cito per tutti “Infelicità senza desideri”, un romanzo breve dedicato a sua madre, morta suicida, nel 1971, uno struggente, piccolo capolavoro); non soltanto un autore versatile, completo: romanzo, racconto, poesia, dramma teatrale, scrittura e sceneggiatura cinematografica (come non pensare al meraviglioso “Cielo sopra Berlino” di cui fu coautore con il regista Wim Wenders, nel 1987? O in precedenza, “La donna mancina” romanzo e poi film dello stesso Handke); non solo uno sperimentatore d’avanguardia e “provocatore” culturale (si ricordi il suo spettacolo “Offendendo il pubblico”, del 1966, che ebbe enorme successo); ma soprattutto, Handke ha saputo incarnare, senza esibizionismi, con discrezione, la figura dell’intellettuale. Un intellettuale impegnato, anche se disorganico, un intellettuale che non fa tacere la propria voce, per timore delle ricadute negative in termini di popolarità o sul piano volgarmente commerciale. Un intellettuale capace di sfidare i luoghi comuni, il punto di vista dominante, le idee ricevute.
Voglio ricordare soltanto la sua indomita battaglia in difesa del popolo serbo e del presidente Milosevič, negli anni Novanta del secolo scorso, in particolare nella vicenda drammatica che condusse all’attacco della coalizione Nato (di cui era parte integrante l’Italia di D’Alema, che voleva dare prova della propria “affidabilità” internazionale al padrone statunitense).
La voce di Handke si levò a più riprese, accanto a pochi altri come Eric Hobsbawm, Robin Blackburn (direttore della “New Left Review”), Noam Chomsky, Pierre Bourdieu o tra gli italiani Rossana Rossanda, Mario Luzi, Carlo Bo, Claudio Magris, Luigi Pintor e pochi altri: era la “crème de la crème” della intelligenza mondiale, si può dire, e naturalmente questi intellettuali vennero sbeffeggiati, insultati, addirittura boicottati. Delle commedie di Handke vennero impedite le rappresentazioni, e un’ombra nera fu calata su di lui, accusato di essere un nuovo Céline. Come dire uno scrittore fascistoide, a cui la letteratura, quandanche ben strumentata tecnicamente, non poteva costituire una scusante. Un vero e proprio delirio ideologico fu indirizzato contro Handke, che incurante, proseguì la sua campagna di libere parole e liberi pensieri in difesa della verità e della giustizia.
Una campagna che aveva iniziato ben prima di quella oscena guerra dei 19 Stati – la più potente coalizione della storia – contro la minuscola Repubblica Federale Jugoslava, o quel che ne rimaneva, la Serbia sostanzialmente, e il suo presidente che infatti venne poi venduto e fatto morire, in modo assai sospetto, in un carcere di Amsterdam, al di fuori di qualsiasi garanzia giuridica. Il libro “”Un viaggio d’inverno ovvero giustizia per la Serbia” (1996, uscito in inglese, in prima edizione) fu un grido d’allarme, una richiesta appunto di giustizia per un popolo che Handke, sfidando i sionisti, osò paragonare agli ebrei, per le persecuzioni cui veniva sottoposto, mentre per giustificare l’aggressione di qualche anno dopo, i corifei delle guerre “umanitarie”, e in particolare di quella, che qualcuno osò definire “etica”, furono i kosovari a dover recitare la parte degli ebrei mentre i serbi erano i nazisti. Si trattava di un testo lirico, appassionato, coinvolgente, ma insieme un documentato atto d’accusa che cadde nel vuoto. E poco dopo, non contenti di aver distrutto “l’anomalia jugoslava” ossia quella di un Paese che orgogliosamente si proclamava socialista nel cuore dell’Europa capitalistica e normalizzata nella UE sotto comando NATO, i giustizieri del neoliberismo si avventarono su Belgrado, con una campagna tra le più violente e distruttrici del periodo post-1945, ossia quello della “pace” in Europa.
Personalmente sono grato a questo scrittore coraggioso, sul piano formale, letterario, a questo curioso sperimentatore culturale e, last but not least, a questo intellettuale capace non soltanto di cercare la verità e sussurrarla alla sua ristretta cerchia di amici, ma di gridarla sui tetti del mondo.
Perciò dico grazie all’Accademia Svedese che lo ha premiato.

(Nella foto la copertina della rivista tedesca “Literaturen”, di qualche anno fa, contenente un saggio di Handke).