SFRUTTATO E ABBANDONATO. MIGRANTE SI SDRAIA SUI BINARI

DI ANNA LISA MINUTILLO

Un uomo, indiano, dopo essere stato abbandonato alla stazione di Priverno (Latina), dal suo datore di lavoro, si sdraia sui binari per protesta.

Una protesta silenziosa che fa sì che ad urlare  forte per lui, sia la sua condizione che lo vede disarmato e impotente.

Il tutto viene catturato da uno scatto fotografico, ancora una volta sono le immagini a parlare, a raccontare, a dare la dimensione di tristi realtà.

Ci sono immagini che arrivano dritte come pugni allo stomaco. Ci sono immagini che non vogliamo vedere, forse perché fanno male, oppure perché ci servono su un vassoio d’argento tutta la pochezza che conteniamo nelle nostre belle e pulite coscienze. Ci sono drammi quotidiani che non hanno colore né politico e neanche di nazionalità, ma solo responsabilità, quelle che abilmente scansiamo per sentirci assolti. Questa immagine racchiude la sconfitta totale della sensibilità umana e sicuramente guardarla a qualcuno non farà né caldo né freddo, ma per altri non sarà così. Ci sarà chi penserà al solito extracomunitario che bighellona, che si diverte ad occupare spazi non suoi. Con dispiacere, per i superficiali,  ( ma neanche tanto però) , le cose stanno in modo completamente differente. In questa foto c’è un uomo che ormai non sa più dove  andare, che ha perso l’unico lavoro che aveva ma che non veniva retribuito. Accade infatti  che quest’uomo, indiano, abbia lavorato per diversi mesi per un uomo che si chiama Giovanni curando il bestiame nella stalla di proprietà del suo datore di lavoro. Ma non è mai stato pagato e non ha mai avuto un contratto di lavoro. Accade anche che il suo “datore di lavoro” decida di abbandonarlo (esattamente come tante persone acculturate e civili fanno con i propri animali) alla stazione  ferroviaria.  Forse perché l’uomo aveva iniziato a reclamare il suo dovuto stipendio, forse perchè il datore di lavoro non aveva più bisogno di lui dato che iniziava ad essere scomodo, sta di fatto che l’uomo, che non ha soldi in tasca e neanche un luogo dove andare, decide di sdraiarsi accanto ai binari del treno per protestare, per raccontare prima dell’arrivo delle forze dell’ordine, a chi si reca lì quanto gli è accaduto.

Un uomo, dei binari ed una valigia, contenente tutte le sue cose, tutta la sua vita, tutta la sua storia, quella che in pochi hanno potuto ascoltare. Si potrebbe pensare che questo sia un caso particolare, ma non è purtroppo così poiché storie di questo tipo avvengono quotidianamente. Si vuole negare che gli italiani, “buona gente”, mettano in atto forme di sfruttamento, di caporalato, di emarginazione, quando le cose non stanno così. Sempre più spesso ci si arricchisce coprendosi dietro alla fantomatica “accoglienza”, sulla pelle di persone che nulla hanno se non due braccia per lavorare. Si continua a parlare di progresso quando storie come questa ricordano solo l’involuzione a cui assistiamo, lo spettacolo indegno dell’arricchimento di qualcuno a discapito dell’affossamento di altri. Gli altri già, quelli più deboli, quelli che si arrabattano per non precipitare nel mondo della delinquenza ma ancora ci credono nel trovare un lavoro che gli possa dare un minimo di dignità.
Un dramma che si ripete nella campagne d’estate, quando sotto il sole ed in pessime condizioni, si fanno trascorrere ore per raccogliere pomodori a queste persone che non vogliono ritrovarsi a vivere rubando ma mantenendo la loro onestà. In alcune cascine lombarde dove a mungere il bestiame spesso e volentieri ci sono persone di differenti nazionalità, perché, si sa, questi lavori ti ammazzano fisicamente, hanno orari pesanti a cui doversi abituare, non conoscono ferie o permessi retribuiti e sono comunque fondamentali per mandare avanti l’attività. Non va in modo differente per le donne, spesso dei paesi dell’est, che svolgono ottimi lavori come badanti, di cui si ha bisogno per non lasciare i propri anziani da soli quando si deve andare a lavorare, quando non ci si può assentare tutti i giorni, quando diventa fondamentale per il loro stare bene avere accanto qualcuno che svolga le mansioni che i loro anziani, non sono più in grado di svolgere. Quella della mancanza di lavoro è una piaga sociale ormai, che riguarda molti settori, che non trova soluzioni, che non riceve il dovuto rispetto e attenzione. Lavoratori che scioperano, abbandonati dalle istituzioni, trattative che vanno quasi sempre a vantaggio dei datori di lavoro, condizioni e prestazioni richieste assurde, per compensi da fame a cui ci si accosta proprio per non morirne.
Siamo partiti da un immagine che a molti non dirà nulla, che sembrerà il solito messaggio “buonista” all’indirizzo ed a favore di chi non è italiano, ma sappiamo bene che non occorre molto prima che anche gli italiani si ritrovino in situazioni così, anzi, per meglio dire: condizioni come queste le viviamo già, solo travestite meglio, confezionate affinché non si veda il danno che si continua a ricevere e che si deve subire per continuare ad esistere. Non si può fare a meno di domandarsi se anche in casi come questi si resta ugualmente fautori del :” prima gli italiani”, forse perché il primato lo abbiamo già battuto ma non lo vogliamo vedere….