STRAGE BOLOGNA, IL GIALLO DEL DNA CHE AGGIUNGE UNA VITTIMA ALLE 85 GIA’ NOTE

DI GIANLUCA CICINELLI

Si fa sempre più strada l’ipotesi che le vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980 siano 86 e non 85. La certezza definitiva ancora non c’è, ma le perizie ordinate dalla Corte d’Assise di Bologna dove è in corso il processo contro Gilberto Cavallini, accusato di aver concorso alla strage, hanno escluso con la prova del dna che i resti inizialmente attribuiti alla signora Maria Fresu siano della stessa. Dobbiamo parlare di cose sgradevoli ma necessarie a chiarire come i periti del tribunale siano arrivati a escludere l’identificazione dei resti attribuiti a Maria Fresu nel primo processo, che si concluse con la condanna all’ergastolo come esecutori per i componenti dei Nar Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.

Possiamo immaginare senza fatica la confusione e la difficoltà ad ordinare tutti i resti nelle immediatezze della strage. Lo spettacolo che si presentò ai soccorritori e ai familiari accorsi fu quello che forse soltanto un bombardamento della seconda guerra mondiale poteva ricordare. Con grande fatica furono recuperati corpi smembrati, pezzi di corpi, in alcuni casi soltanto piccoli tessuti di pelle. Torniamo alla prima perizia, eseguita su una mano con 3 dita, uno scalpo, tre denti, le arcate sopraccigliari e un occhio. Nonostante il gruppo sanguigno non corrispondesse, va ricordato che all’epoca non esisteva la prova del dna, il medico incaricato dalla procura di Bologna della perizia, il professor Pappalardo, con un ragionamento molto elaborato e successivamente messo in discussione dalla comunità scientifica, attribuì quei resti a Maria Fresu. La signora Fresu, si disse all’epoca, era così vicina al punto dell’esplosione da essersi quasi dissolta.

A smentire questa tesi però c’è la testimonianza della signora Silvana Ancillotti, amica della Fresu, sopravvissuta, che era accanto a lei nella sala d’aspetto della stazione al momento dello scoppio. Con loro si trovavano anche Angela Fresu, figlia di Maria, tre anni, la vittima più giovane della strage, e un’altra compagna di viaggio, Verdiana Bivona. La Ancillotti racconta di non aver visto il corpo di Maria Fresu mentre vide i corpi della signora Bivona e della piccola Angela. La nuova perizia è stata effettuata dalla biologa genetico-forense Elena Pilli, con materiale organico presente nella bara attribuita alla Fresu, comparato con il dna del fratello e della sorella della Fresu. Anche la perizia esplosivistica del perito del tribunale, Danilo Coppe, ha giudicato non plausibile la disintegrazione del cadavere, perchè, come detto, l’area in cui si trovava la Fresu non venne investita direttamente dalla detonazione.

Se i resti attribuiti inizialmente a Maria Fresu non sono suoi sono evidentemente di un’altra persona non identificata, mentre è sparito del tutto il cadavere o qualsiasi altro resto di Maria Fresu. Per questo motivo alcuni ipotizzano che ci sia una vittima in più rispetto alle 85 conosciute. Al momento però restiamo sulla certezza scientifica che i resti attribuiti alla Fresu non sono di Maria Fresu. A chi appartengono quindi? L’unico modo certo per verificare se per errore i resti della Fresu siano stati seppelliti con altri sarebbe di fare il confronto, quindi riesumare e riaprire tutte le bare, con tutti i corpi e le membra delle altre vittime riconosciute. Un’operazione altamente improbabile.

Qualcuno ipotizza che i resti inizialmente per errore attribuiti alla Fresu possano essere addirittura dell’attentatore o attentatrice, ma al momento mancano naturalmente i parametri di confronto con altri dna esistenti per arrivare a un nome. La questione quindi rischia di mettere in discussione i risultati del primo processo concluso con l’identificazione di Mambro e Fioravanti come esecutori della strage e riapre le polemiche che da sempre oppongono l’associazione dei familiari delle vittime a chiunque evidenzi alcune contraddizioni del primo processo. Il presidente dell’associazione Paolo Bolognesi ha dichiarato che “Parlare di un’ottantaseiesima vittima penso sia un po’ azzardato. Io non sono un esperto di Dna. Vediamo cosa diranno i periti in aula e si faranno le valutazioni”.