LA MANOVRA, “SALVO INTESE” SPEDITA A BRUXELLES

DI FRANCO FREDIANI

 

La premessa di Conte è giusta ed arriva puntuale quanto mirata: “La manovra non è una campo dove piazzare le bandierine del proprio partito”.  Bene ha fatto il Premier a ricordarlo, e ci auguriamo che sia arrivato a destinazione anche come risposta alla scelta di Renzi e Salvini di esibirsi in televisione mentre il governo era impegnato nella chiusura di questo passaggio politico e finanziario non certo facile.
Chiusa la parentesi sulle smanie di protagonismo dei due Matteo, ormai in campagna elettorale permanente da una vita, vediamo di entrare nel merito di una risoluzione che sicuramente non è peggiore di molte altre alle quali abbiamo assistito negli ultimi anni.

Siamo d’accordo con Travaglio quando afferma che parlare di manovra presuppone conoscere la sua stesura finale, con tanto di numeri, capitolato e cifre definitive. Come ben sappiamo entro la mezzanotte di ieri 15 ottobre, la bozza del documento economico e finanziario doveva essere inviata a Bruxelles.
Il CDM si è riunito in tarda serata proprio per trovare l’accordo finale in vista di questa scadenza.
I punti tanto discussi e temuti sembrano essere stati, almeno per il momento, affrontati senza rischio di clamorosi stravolgimenti. Come dice l’economista Andrea Ferretti, non poteva essere la manovra del coraggio, e tale si è rivelata. Le due cose importanti sono state fatte: è stato disinnescato il SENTIMENT negativo dei mercati (cosa non facile vista l’eredità ricevuta da questo governo) e dovrebbe essere stato racimolato quell’importo necessario per arginare il discorso dell’IVA e rendere la manovra un minimo espansiva.
Verrà mantenuta la famosa risoluzione “Quota 100” (punto fermo voluto forse con troppa energia dai 5 stelle); ci sarà una “rimodulazione” della stessa IVA ma si tratta comunque di cosa diversa da un aumento generalizzato.
L’esperienza del Portogallo ha suggerito questa strada che ovviamente si trascina dietro la rabbia ormai conclamata della passionaria nera della destra nostrana, Giorgia Meloni, che ormai tuona ad ogni piè sospinto. L’uso della moneta digitale (carte di credito e simili), l’abbassamento del tetto massimo per i pagamenti con il contante, sceso nuovamente da 3000 a 1000 euro, ci auguriamo siano accompagnati – ed anche qui siamo in sintonia con Travaglio – con il perseguimento di quello che è nello stesso tempo l’obbiettivo simbolo per un paese come l’Italia, ovvero, un’instancabile lotta all’evasione fiscale (soprattutto nei confronti dei GROSSI evasori). Per il momento sembra che da questo si possa ricavare intorno ai 7mld di euro.

Ripetiamo che si tratta pur sempre di una bozza da definire ulteriormente ma che si può considerare ormai quasi definitiva. Non saranno previste tasse sulle Sim telefoniche, ed è lo stesso Conte a sottolineare che “c’è uno sforzo significativo da parte del governo per consentire a tutti i lavoratori di poter recuperare la perdita di potere d’acquisto. Obiettivo del governo è intervenire sul taglio del cuneo fiscale, e siccome le risorse non sono molte, opereremo un taglio esclusivamente a favore dei lavoratori”.
Tra le altre misure più note, la “Digital tax” – che frutterà circa 600 milioni su base annua – un contributo di 30 euro per i “seggiolini anti abbandono”, la rottamazione dei veicoli merci, Lotteria per scontrini e pagamenti con carta di credito (Per incentivare l’uso di sistemi di pagamento elettronici, viene creata una specifica estrazione di premi riservati tanto ai consumatori quanto ai negozianti, qualora il pagamento avvenga con carte o bancomat. Per i premi della nuova lotteria vengono stanziati 70 milioni di euro).
Nel paese dei direttori tecnici, degli allenatori e degli “statisti”, frequentatori assidui del “Bar dello sport”, saranno tanti gli scontenti – ma sicuramente più per collocazione di parte che per convinzione. Il momento storico è conosciuto, la fase politica non era delle più incoraggianti e pensare ai miracoli sarebbe forse stato un po troppo pretenzioso.
Mancano tante cose; soprattutto per ciò che riguarda la GREEN ECONOMY, fulcro di quel NEW GREEN DEAL più volte auspicato. Forse il sacrificio maggiore che si chiede ancora agli italiani è proprio questo, aspettare che si formino (e la fase di lancio è prevista anche se più dimessa rispetto a quanto si vorrebbe) le condizioni sufficienti – a livello economico-finanziario – per investire in un settore che resta pur sempre tra le priorità annunciate dalle forze politiche che compongono questo nuovo governo.