GOVERNO, LE GRANDI MANOVRE NON TOCCANO IL SUD

DI RAFFAELE VESCERA

Manovra di crescita o manovra recessiva? Rialzare le tasse ai benestanti porterà benefici ai poveri o no? La tassa sulla plastica è meglio della flat tax oppure il contrario? Premiare l’uso della carta di credito per limitare quello del contante sarà utile a ridurre l’evasione fiscale? Alzare l’Iva sui prodotti di lusso per abbassarla su quelli di largo consumo porterà maggiori entrate alle casse dello Stato? Abolire il super ticket sanitario di 10 euro dal prossimo settembre aiuterà i meno abbienti a curarsi meglio? Abolire la retta agli asili pubblici è giusto o meno? Certo che è giusto, si tratta di scuola pubblica, ma non sarebbe più giusto investire quei soldi per fare gli asili al Sud, del tutto sprovvisto di tali strutture di pubblica utilità, non sarebbe più giusto che lo Stato finanzi in pari misura i bambini senza discriminare tra bambini del Nord e quelli del Sud come fa da anni, dando milioni di euro alle città settentrionali e zero a quelle meridionali con pari numero di abitanti? Il pretesto è quello della cosiddetta “spesa storica”, ovvero se un ricco ha ricevuto di più nel passato deve continuare a ricevere nel futuro, a danno di chi non ha mai avuto nulla.

Mentre la politica, destra contro sinistra, si scontra sulle timide misure contenute nella manovra di governo da 30 miliardi varata ieri dal governo, ci coglie un raptus, quello di mandare a quel paese tali mezze misure per affermare che una manovra che non prevede nulla per il Sud non farà mai crescere questo Paese dimezzato. Una nazione che,  disponendo di due gambe, saltella zoppicando su una sola, atrofizzando l’altra non andrà mai lontano. Fuor di metafora, un Mezzogiorno lasciato senza infrastrutture e servizi pubblici, con una disoccupazione tripla del Nord con punte del 65% tra i giovani,  non è forse condannato a morire? E la sua agonia non si ripercuote forse sulla crescita dell’intero paese? E’ forse un caso che l’Italia con la sua insostenibile iniquità Nord-Sud è il Paese che cresce meno tra tutti quelli europei?

Ma tant’è, può più l’egoismo dei gruppi finanziari sostenuti dal Partito Unico del Nord, che preferiscono arraffare tutto e subito, supportati dallo sfrenato leghismo padano, che un progetto politico che  possa fare dell’Italia un paese equo dove tutte le sue parti siano impegnate a collaborare per la crescita economica e civile.

Il premier Conte ha elargito promesse di sviluppo per il Sud, ma al momento, nonostante l’impegno del ministro per il Mezzogiorno, i fatti non li vediamo. L’unica manovra choc che può risollevare le sorti dell’Italia è predisporre un piano di intervento straordinario che investa al Sud le decine di miliardi da spendere per le grandi opere pubbliche previste nel Nord Italia, vieppiù inutili e dannose per lo stesso Nord, come la Tav in Val di Susa e il Terzo valico Milano-Genova. Pur restando ovvio che combattere evasione fiscale, corruzione e mafie sia importantissimo, non esistono altre strade per la crescita di questa Italia al traino del Partito Unico del Nord.