IL VERO NEMICO DI SALVINI E’ LA MELONI, NON RENZI

DI PEPPINO CALDAROLA

Non è da Matteo Renzi che deve guardarsi Matteo Salvini, ma da un altro personaggio assai vicino a lui che lo insidierà nei prossimi mesi. Non entro nel dibattito se a Porta a Porta abbia vinto l’ex presidente del Consiglio o l’ex ministro degli Interni. Ciascuno di voi si sarà fatta una sua idea. Io no.

So però che se guardo ai sondaggi e alle tendenze che mi sembra di intravvedere è Giorgia Meloni il vero nemico che Salvini ha di fronte a sé. L’ex ragazza di Garbatella, ormai cresciuta, un po’ “imparata”, meno guascona, sta elettoralmente macinando centimetro su centimetro. È come in una gara ciclistica dove l’uomo in fuga comincia a vedere dietro di se l’inseguitore, in questo caso l’inseguitrice, che distanzia di alcuni minuti ma lei ha già un altro passo.

IL VOTO DI DESTRA CON MELONI PUÒ TORNARE A CASA

La crescita della Meloni non deriva solo dallo sgonfiamento di Forza Italia. Né forse dal recupero del voto che Gianfranco Fini ha disperso. In parte credo stia iniziando il rientro a casa del voto di destra. C’è una destra profonda nel nostro Paese che è stata a lungo alla ricerca di una leadership e di una patria. Fini sembrava aver dato a questo mondo una possibilità. Poi l’ha buttata via. A quel punto la mossa di Salvini si è rivelata geniale.

Fino a che Salvini appariva il cavallo vincente, la povera Meloni ha dovuto fare anticamera

L’uomo del moijto ha abbandonato la Lega tradizionale e ha cercato di diventare il capo della destra. L’ha fatto alla sua maniera. Con proclami, scelte patriottiche inattendibili, proclami anti-Stato che alla destra storica piacevano poco, tuttavia questo mondo lo ha adottato. Non aveva di meglio. Più semplicemente non aveva altro.
Da sinistra, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi.

Giorgia Meloni sembrava, è sembrata anche a me, una giovane politica che cercava di racimolare voti di nostalgia, non tanto del fascismo, quanto dei valori della destra post-fascista. Fino a che Salvini appariva il cavallo vincente, la povera Meloni ha dovuto fare anticamera e l’ha fatta dignitosamente con una “tigna”, direbbero a Roma con una espressione che lei conosce bene, encomiabile.

LA SINISTRA DOVRÀ SCEGLIERE TRA UN LEADER MODERATO E UNO IDENTITARIO

Ora tutto sta cambiando. Salvini va su e giù nei sondaggi, vince o perde con Renzi ma è stracotto. Meloni appare invece in grande forma. Lo dico col dispiacere di un avversario tenace. Nasce da qui la mia convinzione che se la fondatrice di Fratelli d’Italia riuscirà a spogliarsi dall’immagine della urlatrice di destra (una Daniela Santanché romanizzata), verso di lei si dirigerà tutto il voto di destra che lascerà Silvio Berlusconi e che smetterà di investire su Salvini.

Avremo a destra due partiti alleati ma in forte competizione

A quel punto il gioco si farà divertente. Avremo a destra due partiti alleati ma in forte competizione, e solo uno dei due avrà come leader una personalità non ancora segnata dalla sconfitta. La sinistra che potrà fare a questo punto? Tifare per l’uno o per l’altra è tempo perso. Dovrà decidere se affidarsi al leader moderato che si affaccerà, si tratti di Giuseppe Conte, di Renzi o di Urbano Cairo, o se proverà a tirare fuori dalla propria storia il proprio futuro. Sono pessimista.

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