TORTURE A DETENUTI SEI ARRESTI A TORINO. IL SISTEMA CARCERARIO VICINO AL COLLASSO

DI GIANLUCA CICINELLI

E’ un reato tra i più odiosi il 613 bis, violenze e minacce gravi a persone private della libertà personale, in una sola parola si definisce come tortura. Ed è il reato contestato stamane a sei agenti della guardia penitenziaria in servizio al carcere Lorusso e Cotugno di Torino, conosciuto come Le Vallette, posti agli arresti domiciliari, eseguiti dai loro colleghi del nucleo investigativo interno. Altri indagati sono invece a piede libero. L’inchiesta sulle violenze e torture ai danni dei detenuti è partita dalla denuncia del garante dei reclusi di Torino Monica Cristina Gallo, a cui gli episodi erano stati riferiti durante i colloqui in carcere. Gli episodi, ricostruiti nel dettaglio dal pm Francesco Saverio Pelosi, sono avvenuti tra l’aprile del 2017 e il novembre del 2018.

Nel corso del 2018 all’interno del carcere di Torino si sono verificati 94 casi di autolesionismo, un suicidio, un decesso per cause naturali, 5 evasioni e 125 tra scioperi della fame o della sete. Numeri che si trovano già nel report che la garante Gallo aveva presentato nel maggio scorso, rispetto a un istituto previsto per ospitare 1062 detenuti mentre invece la capienza è stata ampliata a 1390, con un tasso di sovraffollamento del 130%. Il 29 luglio scorso a causa di un nubifragio che si era abbattuto su Torino era crollato una parte del controsoffitto, mettendo a repentaglio la vita di agenti e detenuti.

Soltanto il 22 settembre scorso la procura di Siena aveva indagato dei pubblici ufficiali per la prima volta dall’entrata in vigore della nuova legge sul reato di tortura. Quindici agenti della polizia penitenziaria del carcere di San Gimignano, quattro sospesi dal servizio, sono accusati di ripetute violenze sui detenuti, in particolare per il pestaggio di un recluso tunisino, poi lasciato con i pantaloni abbassati in terra senza cure dopo essere stato portato di peso nel reparto d’isolamento e picchiato. Analoghe denunce di violenza erano state presentate negli stessi giorni dall’associazione Antigone per i diritti e le garanzie nel sistema penale contro altre torture perpetrate nel carcere di Monza.

Episodi mai denunciati prima per timore di ritorsioni, che iniziano a emergere dal buco nero delle carceri italiane, talvolta anche grazie agli stessi operatori e dirigenti penitenziari che hanno interesse a isolare gli elementi che aggravano le cattive condizioni in cui sono costretti a condividere l’isolamento e il degrado delle strutture con i detenuti. Nonostante il calo dei reati, al 30 aprile 2019 sono quasi diecimila i detenuti in più presenti nelle carceri italiane rispetto alla capienza di circa cinquantamila posti prevista. Più volte la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per i “trattamenti inumani e degradanti” subiti dai detenuti in alcuni istituti penitenziari italiani.

Il sovraffollamento non è l’unico problema delle carceri italiane. Nel 35,3% degli istituti di pena non c’è acqua calda, nel 7,1% il riscaldamento non funziona, nel 20% mancano gli spazi per il lavoro dei detenuti, per elencare solo i principali problemi.Ma la denuncia delle associazioni per i diritti dei detenuti raccolta da Strasburgo evidenzia soprattutto che nel 18,8% dei casi nelle celle non viene rispettato il parametro di almeno tre metri quadrati per detenuto ritenuto la soglia minima dall’Unione Europea, senza contare che nel 54,1% delle stesse non è presente nemmeno una doccia. Il Difensore Civico di Antigone nel corso del 2018 ha registrato una denuncia ogni tre giorni tra abusi, maltrattamenti, diritti non rispettati e condizioni strutturali allarmanti.

Va registrata anche la denuncia delle associazioni sindacali degli agenti di polizia penitenziaria, che lamentano la mancanza di cinquemila agenti oltre ai cinquemila già tagliati dalla legge Madia, che portano il vuoto di personale a diecimila unità. Secondo il Sindacato Penitenziari questa situazione ha portato a un aumento del 400% le aggressioni contro gli agenti penitenziari. Nulla che giustifichi in ogni caso le torture contro i detenuti, ma un dato che innegabilmente emerge è la sempre maggiore assenza dello Stato all’interno delle carceri italiani.