NON È UNA MANOVRA RIVOLUZIONARIA PERÒ È UN PASSO NELLA DIREZIONE GIUSTA

DI PAOLO SINIGAGLIA

Si tratta di una finanziaria “di galleggiamento”, come tutte quelle dei governi “del PD”, con la differenza che i piccoli segnali, i pochi fondi rimasti dopo aver disinnescato le clausole di salvaguardia sono finalmente “di sinistra”:
-niente più bonus ma interventi sui servizi, per esempio sugli asili; niente condoni finalmente ma lotta ad evasione e nero ovvero al contante;
-niente “supply side economics” (che vuol dire sostegno alle imprese nella speranza che trascinino una crescita in mancanza di politica industriale) ma taglio del cuneo fiscale per aumentare i salari;
-niente tagli ai diritti come l’articolo 18 ma rifinanziamenti per l’innovazione (Impresa 4.0 e Sabatini);
-niente abolizione dell’IMU ma piccoli sollievi per i redditi bassi come l’addio al superticket, la mini-rivalutazione delle pensioni sotto i 2mila€, più fondi per la famiglia e per i disabili;
-niente “sblocca Italia” per cementificare il paese ma “rinascita urbana” per restaurare il costruito;
-niente decontribuzioni alle imprese ma investimenti verdi.
Insomma l’effetto complessivo sarà modesto (+0,2% del PIL) ma ci consente di portare un po’ di aiuto a chi se lo aspetta da tanto e di mettere i conti pubblici al sicuro, permettendoci di puntare al sentiero di diminuzione del debito nel triennio: partendo dal buco mostruoso dell’anno scorso è un miracolo non aver dovuto fare una manovra lacrime e sangue.