BARCELLONA IN LOTTA. IL GIORNO DELLA PROTESTA PACIFICA. LA NOTTE DEGLI SCONTRI

DI ALBERTO TAROZZI

Una marcia di mezzo milione di persone che manifestano pacificamente. Questa l’immagine della Barcellona di giorno, ieri. Il movimento indipendentista mette in piedi una sciopero generale. Successo modesto, in termini assoluti (meno del 50%). Ricco di significati, viste le dimensioni ridotte del sindacato che lo aveva proclamato.

Barcellona di notte. Immagini di fuoco, scontri per la quinta notte consecutiva. Barricate, arresti e feriti a decine. La repressione si sfoga, non trovando altri pretesti per farlo. Si ricorda che, quando gli attuali incarcerati potevano scendere in piazza, di scontri non se ne sentiva parlare.

Ma anche il fronte di chi manifesta pacificamente non è omogeneo. Indipendenza, parola chiave che tutti accomuna. Ma c’è chi paga il carcere e rischia pesanti condanne per quello che fa, come il leader della Sinistra repubblicana Junqueros.

Chi manda il proprio incoraggiamento al riparo dalla giustizia iberica, come fa Puigdemont da Bruxelles. Chi proclama prossimo un nuovo referendum per l’indipendenza come il “president” del Parlamento catalano Quim Torra.

Scontro sì, scontro no, o per lo meno non ancora. Come sempre il nazionalismo più acceso non è quello della sinistra, che pure soffre della detenzione del proprio leader. Potrà mantenere la propria egemonia? Segnali tutt’altro che distensivi da parte di Madrid. Chiuso un sito web indipendentista.

Ma sono le elezioni del prossimo 10 novembre il punto di una possibile svolta. Fino a quel giorno sarà possibile interpretare botte e arresti in chiave preelettorale. Un premier socialista che non vuole lasciare alle destre il monopolio del voto nazionalista.

SPAGNA. E’ SCONTRO SULLA QUESTIONE CATALANA. CON CHI STANNO I SOCIALISTI ?

Dopo non sarà più possibile giocare a carte coperte. E scoprire i giochi non significherà solamente effettuare un pronunciamento irreversibile sulla questione  catalana. Vorrà dire, innanzitutto se la Spagna, già contraddistinta per un lungo periodo alla gestione implicita della troika in materia economica, riuscirà finalmente a girare le spalle all’austerity.

A braccetto con la questione catalana, ma da essa ben distinta, balzerà in primo piano la scelta se effettuare una complessiva sterzata a destra che in un paese con una arcigna tradizione franchista negli apparati statuali, rischhia di evocare lugubri presagi.