CILE: PROTESTE E INCENDI PER AUMENTO TRASPORTO PUBBLICO

DI FRANCESCA CAPELLI

Sembrava un’ondata isolata di proteste, ora rischia di trasformarsi in tsunami. Anche in Chile – come in Ecuador – la popolazione è insorta davanti all’ennesimo tarifazo, l’aumento esagerato delle tariffe dei servizi pubblici. In questo caso, a scatenare la reazione dei cittadini è stato l’aumento del prezzo della metro di Santiago, la capitale. La singola corsa è salita a oltre un dollaro (dove non esiste un biglietto orario). Moltissimo, se parametrato al reddito procapite del Cile, non solo in una posizione  abbondantemente inferiore alla media Ocse, ma anche distribuito in modo molto disuguale. Il 10 per cento dei redditi più alti somma il 30 per cento di tutta la ricchezza prodotta nel paese, e lo 0,01 per cento dei redditi più alti, da soli, raccoglie il 10 per cento del reddito nazionale.
Studenti universitari e liceali sono entrati in metropolitana senza pagare in diverse stazioni di Santiago, saltando le barriere, seguiti da una marea si cittadini infuriati, tanto da spingere il presidente Sebastián Piñera a invocare la “Ley de Seguridad del Estado”, una sorta di stato d’eccezione. I carabineros hanno represso i manifestanti con gas lacrimogeni e percosse.
Malgrado le proteste, la ministra dei Trasporti Gloria Hutt ha confermato che la decisione sulle nuove tariffe è stata presa e che non ci sarà una marcia indietro.
Nemmeno i manifestanti fanno marcia indietro. Ieri notte, nella capitale, è stato incendiato l’edificio sede dell’impresa distributrice di energia elettrica.
Stupisce la situazione, in un paese poco avvezzo a scendere in piazza e che dal golpe del 1973 non ha mai seriamente messo in discussione un modello economico neoliberista, salvo per brevi periodi. Il precedente è rappresentato dalla lotta degli studenti per l’università gratuita, iniziata nel 2011. In Cile, infatti, dai tempi della dittatura di Pinochet la legge prevede che l’unica fonte di ingresso per le università pubbliche siano le rette pagate dagli studenti, mettendole di fatto sulle stesso piano delle università private. Il movimento studentesco di allora, guidato da Camila Vallejo, oggi deputata per il partito comunista, ha ottenuto solo nel 2018 la gratuità per le fasce meno abbienti, durante il mandato di Michelle Bachelet. (www.alganews.it/2017/09/16/cile-universita-gratuita-aborto-matrimonio-gay-entro-2018/)
Resta ora da vedere se l’ondata di proteste contro i diktat neoliberisti – e la probabile elezione di Alberto Fernández in Argentina – sta segnando un allontanamento dal neoliberismo o sono soltanto un’esplosione di rabbia isolata e disorganizzata.