SERIE A: CR 701 E PJANIC PIEGANO UN BUON BOLOGNA

di VANNI PUZZOLO

 

Un gol del portoghese e uno di Pjanic piegano gli emiliani, inutile la magia di Danilo

Continua la corsa della Juventus: settima vittoria su 8 partite, 25° risultato utile casalingo consecutivo.

Battuto un Bologna dignitoso (con il condottiero Mihajlovic in panchina) per 2-1, prodezza di Ronaldo, pari di Danilo e gol decisivo di Pjanic su errore di Soriano.
Ma pesa, nei minuti di recupero, un episodio chiave: la Juve ha rischiato di rovinare tutto: un gomito in area di De Ligt non punito dal Var e miracolo di Buffon al 94’.

LA PARTITA
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Un doppio giallo finale ha rischiato di rovinare il sabato alla Juventus e ai suoi tifosi.

Minuti di recupero, intervento scomposto di De Ligt, rimbalzo fasullo, palla sul gomito. Silent check veloce e niente rigore.
Ma non è finita qui, perché al 94’ un miracolo di Buffon ha salvato la Juve su un’acrobazia di Santander.
Sarebbe stato un esito incredibile, perché dopo un primo tempo giocato alla pari, la Juventus ha dominato e sprecato molto nella ripresa, rischiando di sprecare tutto proprio quando il Bologna si è lanciato in avanti più con la forza della disperazione che con quella delle idee.

Campi così sono i meno adatti all’applicazione del Sarrismo spinto.
Terreno inzuppato, zolle pronte a saltare in qualunque momento, rimbalzi infidi: condizioni sfavorevoli che la playstation della Continassa non può simulare in settimana senza l’aiuto del meteo.

L’ambiente sembra molto più adatto al guerriero Mihajlovic e ai suoi legionari, attentissimi a inaridire le fonti bianconere, sempre pronti a ripartire con furia corsara.

Un Sarri nervosissimo si rode dentro nel primo quarto d’ora, fino a quando Cristiano Ronaldo non gli spiega con un disegnino che si può segnare anche senza fare 24 passaggi consecutivi. Fa tutto lui e tanto basta per il vantaggio.

Ha ragione Sarri a non fidarsi, vede che qualcosa non funziona.

C’è però una via di mezzo tra la perfezione della trama che ha portato al gol della vittoria a San Siro e gli scarabocchi che si vedono contro il Bologna.

Pjanic non riesce a far girare il pallone come gli viene chiesto, soffocato dall’aggressività si Soriano a tutto campo.

Qualcosa di più si vede sulla catena di sinistra quando si forma la verticale Alex Sandro-Ronaldo, ma non abbastanza per assumere il comando delle operazioni.

Tutto questo non c’entra direttamente con il gol del Bologna, che arriva da una palla inattiva e con la prodezza di un difensore (Danilo), ma c’entra sicuramente con la difficoltà nel trovare nuovi sbocchi.

Dal 26’ alla fine del primo tempo il portiere rossoblù Skorupski impiega il suo tempo più a dolersi sul mezzo errore commesso in occasione del gol piuttosto che a tamponare iniziative bianconere.

Un’eterna regola scritta del calcio dice che se si imposta una partita sul concetto di contenimento non bisogna commettere mezzo errore, altrimenti salta tutto per aria.

Mihajlovic che è uomo d’esperienza lo sa ma non può fare altro che andare avanti sulla stessa lunghezza d’onda, non può certo pensare di buttare dentro un paio di attaccanti e andare di là a far paura. Il pari sarà anche stato casuale, ma va benissimo così.

Però, appunto, per centrare un obiettivo del genere occorre che il margine d’errore venga ridotto allo zero assoluto.

Impresa quasi impossibile che certo Mihajlovic non pensava di buttare all’aria con un errore di Soriano, giocatore che per quasi un’ora gli ha dato grandi soddisfazioni in marcatura su Pjanic.
Passaggio sbagliato e palla agli altri proprio nell’area del Bologna, troppo facile per lo stesso Pjanic appoggiare in porta un pallone pesantissimo.

Dalla spietatezza di quel gol all’assalto sistematico della porta avversaria, l’ultima mezz’ora è l’esibizione di una Juve molto più sarriana rispetto a quella del primo tempo, capace di lunghi possessi palli ai limiti dell’ipnotismo ma anche di accelerazioni improvvise dei suoi campioni.

Almeno un paio di occasioni a testa per Ronaldo e Higuain, almeno tre parate pesanti di Skorupski, in sintesi l’ennesima dimostrazione di una realtà inequivocabile: la Juve è sempre la squadra più forte e Sarri sta entrando definitivamente nel mondo bianconero.