CILE: LA PROTESTA SI ESTENDE A VALPARAÍSO, INCENDIATA LA SEDE DEL QUOTIDIANO “EL MERCURIO”

DI FRANCESCA CAPELLI

Non si ferma la protesta in Cile, ma da Santiago si estende a Valparaíso (nella foto). Città simbolo, perché da qui partì il golpe dell’11 settembre 1973, con il sollevamento della Marina. Pochi minuti dopo fu trasmesso il comunicato delle Forze Armate che pose fine alla “via cilena al socialismo”.
Nella notte di sabato 19 ottobre, decine di manifestanti hanno assaltato e incendiato la sede del quotidiano El Mercurio, il più antico del paese, fondato nel 1827. Nelle ore precedenti avevano attaccato le biglietterie della metro e un supermercato. Il primo piano della redazione risulta distrutto, la facciata danneggiata. Incolumi i lavoratori presenti nell’edificio, tutti evacuati.
Il presidente Sebastián Piñera ha fatto una prima marcia indietro, promettendo la sospensione del decreto che stabiliva l’aumento del prezzo della metropolitana e che aveva innescato le protesta (www.alganews.it/2019/10/19/cile-proteste-e-incendi-per-aumento-trasporto-pubblico/), ma il ripensamento appare tardivo, soprattutto dopo l’annuncio dello stato d’eccezione e del coprifuoco nelle zone sensibili e la dura repressione dei carabineros nelle strade. La destra cilena ama ricorrere all’esercito, si sa.
Santiago, da dove era partita la protesta, sembra una città saccheggiata e tre persone sono morte a causa degli scontri.
L’aumento del prezzo del biglietto della metro, che ha fatto da detonatore alla protesta, è tutto sommato modesto, pari al 3,75 per cento. Ma è stato il cerino buttato in una situazione sociale esplosiva, sottovalutata dallo stesso Piñera che pochi giorni fa aveva affermato che il reddito pro-capite cileno è uno dei più alti dell’America Latina (20mila dollari all’anno) e che il tasso di crescita del Pil (2,5 per cento) è al di sopra dell’inflazione (2 per cento).
Peccato, per il presidente, aver trascurato di dire che il Cile è uno dei paesi sudamericani con più disuguaglianze e un indice di Gini pari al 50,5 per cento. Significa che il decimo più ricco della popolazione ha un reddito 27 volte più alto del 10 per cento più povero.
Peccato davvero, per il presidente, aver trascurato tutto questo, altrimenti avrebbe intuito le conseguenze dirompenti del malcontento delle classi basse per i provvedimenti che hanno preceduto l’aumento del biglietto della metro: aumenti dei prezzi della sanità (privata) e delle tariffe elettriche, pensioni da fame. Tanto da provocare, nel 2016, le proteste dei pensionati che si chiedevano come tirare avanti, con marce pacifiche contro i fondi pensione privati del sistema cileno e la richiesta di un ritorno alla previdenza statale.