LEOPOLDA DIECI ANNI DOPO. IL ROTTAMATORE ROTTAMATO

DI FRANCO FREDIANI

Dieci anni dall’esordio, tanti non sono bastati a rendere la Leopolda, kermesse renziana per eccellenza, quell’evento di confronto politico, tematico e progettuale quale avrebbe dovuto essere. I connotati sono rimasti gli stessi. Specchio indiscutibile di una politica spettacolo, frutto del personalismo esasperato del suo creatore e niente di più.
Quando si enfatizza la vendita di un prodotto è difficile far finta di niente, senza magari accertarsi che i timori della vigilia non siano infondati. In realtà non c’è nessun prodotto con il marchio Leopolda, siamo solo in presenza dell’eterno show di Matteo Renzi da Rignano sull’Arno.
Non solo dispiace, ma fa male vedere quanti pesciolini cadono nella rete della politica fatta ad immagine e somiglianza dell’ex premier, ex sindaco, ed ex segretario del PD.  Non è con i proclami e gli annunci ad effetto che vengono risolte le grandi questioni. Forse lo sa bene lo stesso Renzi, quando con enfasi chiama a raccolta la sensibilità e la naturale umanità dei presenti, sul dramma umano generato dal dittatore Turco, Erdogan.  Dovrebbe però ricordare, che se si vuol parlare di Turchia e Curdi, non si può prescindere dall’impostare una discussione-confronto sulle ragioni che hanno “incentivato” la follia omicida di Erdogan. Per questo è d’obbligo chiarire le dinamiche che hanno portato a tutto questo chiamando in causa diversi soggetti, dalla stessa UE fino agli Stati Uniti d’America. Solo così si può capire cosa significa gestione dei flussi migratori, accoglienza dei profughi che sfuggono ad  eventi bellici; individuando interessi e responsabilità nella gestione dell’accoglienza di chi sfugge a condizioni di vita impossibili.
Non si invoca la pietà toccando solo le corde emozionali della Gente, ma si cerca di affrontare il problema con chiarezza e determinazione, chiamando in causa l’ignavia di un’Europa che non “governa” i processi sociali, le loro dinamiche, e neppure le disincentiva! Questo sarebbe stato il modo giusto per parlare delle gravi tensioni etniche al confine tra Turchia e Siria, dove a farne le spese è stato il popolo Curdo, non diversamente.

Niente a che vedere dunque, con il progetto iniziale della Leopolda, nata come laboratorio politico e finita come palcoscenico personale di sua maestà Matteo Renzi. In realtà è la kermesse di Italia Viva a tenere banco nella storica stazione fiorentina.  Luogo dove si è materializzata ancora una volta l’eterna smania di protagonismo di un Renzi che non ha mai sopportato di essere messo in discussione, fino a trovarsi marginalizzato dal suo stesso partito. Tanto da fondarne un altro. Arriva il battesimo ufficiale di Italia Viva con tanto di presentazione del simbolo. Un evento che non manca di far riflettere sull’ambiguità mostrata nei confronti dello stesso governo del quale Renzi e la sua nuova creatura sono parte integrante. Tiene banco la sua critica all’ormai famosa “quota 100”. Gli obbiettivi sono evidenti e neppure nascosti: governo e PD.
Il gruppo dei fedelissimi si è assottigliato, ma può ancora contare su Maria Elena Boschi, vera madrina dell’evento, che lo supporta nella manovra di lancio dei missili anti-Dem: “Il Partito democratico sta diventando sempre di più il partito delle tasse. Noi non lo siamo”.
Sarebbe questo il laboratorio progettuale dove l’innovazione dovrebbe rottamare la vecchia politica?
Eppure l’allontanarsi dalla realtà, che ci consegna una situazione politico-sociale intrisa di forti preoccupazioni ed incertezze, sembra invece ricalcare in tutto e per tutto i tempi che si vorrebbero dimenticare! Non saremo certo noi a mettere “un grillo per la testa” ad alcuno, quanto una realtà che vede ad ogni passo muoversi critiche, sottolineature, controproposte ed altro ancora.
Dovrebbe essere chiaro il motivo dell’entrata renziana nel governo, con la maglia del PD, per poi uscirne con cambio di casacca e atteggiamento palesemente ambiguo.
Renzi revenge inizia ufficialmente dalla Leopolda. Sgombriamo ogni altro surrogato di pensiero perché questo è il significato della decima edizione della kermesse renziana in quel di Firenze.

La saggezza non replica, tanto che non sarà Zingaretti a rispondere all’ex segretario del quale è stato un fedele sostenitore prima della scissione, ma Emanuele Fiano. Lo fa rivolgendosi alla “voce” renziana per eccellenza, Maria Elena Boschi: “Il Pd è il partito delle tasse? Non sembrava così quando l’altra mattina alle cinque”, dopo il CDM sulla manovra, Teresa Bellanova e Elena Bonetti hanno approvato la legge di bilancio. Se dovete distruggere per esistere, il viaggio del Titanic è appena cominciato”. E’ lucida quanto spietata, l’analisi che lo stesso Fiano rivolge ai suoi ex compagni di partito. Ricorda che in caso di caduta dell’esecutivo si torna dritti al voto. Una prospettiva che non porterebbe neppure tanti vantaggi né a Renzi né a Di Maio.
Sarcasmo e polemiche più o meno velate tengono banco. “Non saremo il partito delle correnti”, il tempo dei signori delle tessere è finito”. E poi lancia il tesseramento online; in sintesi, cambiando l’ordine degli addendi il prodotto non cambia.
Non mancano mai le frecciate al governo, compensate da rassicurazioni sulla sua presunta fedeltà. Intanto dichiara apertamente che la manovra non gli piace! Conte per un verso, Di Maio quando gli serve, il PD sempre.
Lo show del Rignanese continua. Parla della collocazione politica della sua creatura, ovvero, un centro riformista che non disdegna di guardare anche in direzione opposta, ai moderati di centrodestra. Ma da quella che in origine avrebbe dovuto essere la parte opposta del suo mondo politico, i segnali che provengono non sembrano essere incoraggianti. “Tanti auguri a Renzi, che la sua Leopolda si svolga bene, auguri al suo nuovo partito che possa avere successo ma nell’altra metà campo dove noi non giocheremo mai”. Figuriamoci se il Cavaliere, pungente ma chiaro, si priverebbe poi di quella che resta il sogno proibito dell’ex sindaco di Firenze, tal Mara Carfagna.
E così la dolce Leopolda rimane un evento all’insegna della ripetitività. Il contrasto al posto della progettualità, il rancore al posto di un doveroso, quanto auspicato sostegno, ad un governo che cerca in tutti i modi di evitare il dramma Salvini.
Chi dice Leopolda non può uscire da questo schema, purtroppo assai limitato. The show must go on!