BAMBINO CADUTO A SCUOLA: TAGLIARE LE SPESE, UN RISCHIO PER LA VITA

DI CHIARA FARIGU

La vicenda del bambino di sei anni (ancora in coma, all’ospedale Niguarda di Milano), precipitato dal secondo piano della scuola mi ha profondamente turbata.

Quel bambino sarebbe potuto essere un mio alunno. E io la sua maestra. Quella scuola, la mia scuola.

Con tutti gli annessi e connessi. Perché i problemi sono gli stessi. Maledettamente gli stessi. A Milano come a Roma, a Bologna come a Cagliari. Pericoli compresi. Sempre dietro l’angolo. Ma anche davanti e tutto intorno. Pronti a colpire quando meno te lo aspetti. Che se solo ci pensi col cavolo decidi di fare la maestra.

Perché i problemi sono gli stessi. Maledettamente gli stessi. Edifici più o meno fatiscenti, carenze di materiale didattico, carenza di personale. Docente e soprattutto ausiliario. Carenza di tutto. Sempre e comunque. Mentre tu, sei sola. Sola, sempre e comunque. A svolgere quella che nonostante tutto rimane la professione più bella e nobile che ci sia.

Quante volte in oltre 40 anni di insegnamento, prima di varcare il cancello della scuola, mi son detta ‘io speriamo che me la cavo’.

Perché puoi essere brava quanto vuoi, puoi essere accorta e prudente quanto vuoi, ma se non ti accompagna una buona dose di fortuna o fattore C non vai da nessuna parte.

Le mani sono sempre e solo due, così pure gli occhi. E loro, i bambini, tanti e imprevedibili. Lo sanno bene le mamme e le nonne che non riescono a stare dietro ad uno massimo due bimbi per volta. Figuriamoci una maestra con 28 alunni per classe. Tutti con esigenze e aspettative differenti, altrettanto differenti i tempi di apprendimento di ciascuno.

E io, di quel fattore C, ne ho avuto davvero tanto.
A parte qualche sbucciatura di ginocchi, qualche graffio qua e là mi è andata davvero di lusso.

Ma quel bambino poteva essere un mio alunno. E io la sua maestra. E quella scuola, la mia scuola. Ma anche la tua, la nostra, la vostra. Quella dei nostri figli, dei nostri nipoti. Dove, lo sappiamo bene, manca quasi tutto. Persino la carta igienica, quante volte lo abbiamo detto e poi provveduto a nostre spese.

‘Più carabinieri e meno bidelli’, titolò qualche anno addietro un noto quotidiano. Bisogna eliminare gli sprechi. Bisogna far quadrare il bilancio.

Ecco, prima di tagliare ciò che i tutologi del nulla considerano superfluo, pensiamo a nostro figlio o nipote a scuola.

Pensiamo a tutto ciò di cui necessita.
Anche al sacrosanto diritto di andare al bagno da solo. Per sperimentare quel bisogno di autonomia così fondamentale per crescere. Con adulti sempre presenti che con occhi discreti (e mani quando servono) assecondino quei bisogni.

E adesso dinanzi a quel piccolo che lotta in un letto di ospedale, per favore, silenzio!