ULURU, SACRA ROCCIA DI AUSTRALIA

DI FEDERICO KLAUSNER

Dopo gli assalti e le code degli ultimi giorni per raggiungerne la vetta Uluru chiude. Gli aborigeni hanno vinto la loro battaglia: da oggi  non sarà più possibile scalarlo. Leggi la sua storia

Uluru si trova a 450 km dalla città di [b]Alice Springs[/b] (Northern Territory), un’inezia per le distanze australiane, e a 30 da Yulara, il paese turistico creato dal nulla per riunire i servizi turistici necessari per visitare la principale icona del continente downunder. A 25 km da Uluru sorgono i monti Kata Tjuta (“molte teste” in lingua aborigena per il loro aspetto) chiamati anche Monti Olga. Entrambe i rilievi sono protetti nell’Uluru/Kata Tjuta National Park, patrimonio UNESCO.

Una roccia, due vite

Inizialmente conosciuto al mondo con il nome di [b]Ayers Rock[/b], assegnatogli nel 1872 dall’esploratore William Gosse in onore dell’allora premier del South Australia, lo straordinario monolito rosso è stato riconsegnato ai tradizionali proprietari aborigeni nel 1985. Da allora ha dapprima portato un doppio nome (Ayers Rock/Uluru), mutato poi in Uluru/Ayers Rock nel 2002. Ora Ayers Rock è rimasto solo il nome del vicino aeroporto e per tutto il resto si usa [b]Uluru[/b], il nome aborigeno originale.

Technicolor rock

Della sua unicità erano ben coscienti gli aborigeni quando lo battezzarono Uluru, in lingua arrente “strano”. Forse si riferivano al suo colore cangiante: l’enorme blocco di arenaria, a seconda dell’inclinazione dei raggi solari data dall’ora e dalla stagione, assume sfumature che variano dal bruno all’arancio, dal rosso acceso al viola, merito dell’ossidazione dei minerali ferrosi da cui è costituito.

Mistero profondo

Non è questa la sua unica stranezza, anche se altre non erano alla portata dei Pitjantjatjara che abitano stabilmente ai suoi piedi da non meno di 5.000 anni. Come un enorme iceberg di circa 10km di circonferenza che galleggi nel deserto, a fronte dei 350 m di altezza emersi, sprofonda per ben 7 km nel sottosuolo.

Il dreamtime

Uluru riveste un ruolo importante nel tjukurpa, “Il tempo del sogno”, la storia della creazione secondo gli aborigeni. Come racconta Bruce Chatwin ne “Le Vie dei Canti” secondo il mito aborigeno il mondo, le creature e gli oggetti che lo abitano esistevano da sempre. Però non avevano nome. Un raggio di sole penetrato nel sottosuolo, ridestò i Padri Ancestrali che lì dormivano dalla notte dei tempi e che iniziarono a percorrere in lungo e in largo il territorio australiano dando un nome (cantando) alle cose che incontravano.

Da quel momento le cose presero a vivere. Finita la loro fatica tornarono a riposare sottoterra, dove si trovano tuttora. Tracce del loro cammino e dei loro incontri, che solo gli aborigeni sanno leggere, sono scolpiti sul terreno di Australia, come versi su un grande libro sacro.

Storie misteriose

Uluru porta molti segni dell’attività degli indaffaratissimi Padri, in maggioranza segreti , che non vengono rivelati ai non aborigeni. Tra quelli generali e noti quello di Tatji, la Lucertola Rossa, che giunse a Uluru dalle pianure e lì lanciò il suo boomerang, che si piantò nella roccia. I numerosi buchi tondi sulla superficie di Uluru sarebbero i tentativi fatti da Tatj di ritrovarlo. Non essendovi riuscita, morì in una caverna. Alcuni grossi macigni che vi si trovano oggi sarebbero nient’altro che i resti del suo corpo.

Più cruento il mito dei due fratelli bellbird (specie di passeri) impegnati nella caccia a un emù. In fuga verso Uluru il povero emù si imbattè in due Uomini-Lucertola dalla Lingua Viola che lo uccisero. Pezzi della sua carne sarebbero alcuni grossi macigni nei pressi di Uluru. Quando i fratelli bellbird incontrarono gli uomini-lucertola ricevettero un misero pezzetto di carne e l’assicurazione che altro non c’era. Si vendicarono bruciando il loro riparo e costringendoli alla fuga.

Gli sventurati tentarono di arrampicarsi sulle rocce, ma caddero e arsero vivi, come testimonierebbero i licheni grigi sulla superficie della roccia, traccia del fumo dell’incendio, e due macigni semi-sepolti, i resti dei due uomini-lucertola.

Difficile convivenza

Per i turisti che hanno fatto decine di ore di viaggio Uluru è solo un incredibile capriccio della natura, per gli aborigeni un luogo sacro. Ed è per questo che pregano i turisti di rinunciare a scalarlo, nonostante scale e catene siano state sistemate appositamente per evitare incidenti.

Per lo stesso motivo, seguendone il periplo, non si possono scattare foto ad alcuni luoghi che custodiscono segreti. Dura la convivenza con l’esagerato Luna Park che si scatena ai piedi della montagna al tramonto e all’alba, tra giri in Harley Davidson, Champagne Sunset (un autista barman che parcheggia in direzione di Uluru al tramonto, apparecchia tavolo e sedie ai passeggeri e stappa una bottiglia di champagne ghiacciato servendolo in flûte) e altre amenità. Ma basta guardare oltre al circo e l’incantesimo continua a rapire.

Info utili

Come arrivare: Uluru si trova a 450 km da Alice Springs, Northern Territory, aeroporto internazionale, raggiungibile da tutte le località australiane e da molte estere con voli giornalieri. Alternative bus, auto o treno, il mitico Ghan, per le quali serve molto tempo.da Alice Springs a Uluru bus o auto.
Quando andare: Uluru è in una zona arida: piove sempre pochissimo. Le escursioni termiche tra giorno e notte e tra estate e inverno (invertite rispetto alle nostre stagioni)
sono notevoli e dì inverno la notte ci si può avvicinare a 0°.
Suggerimenti: Uluru è un paradiso per fotografi, ma prestate attenzione ai cartelli e agli avvisi dei ranger su cosa non si può fotografare. Le regole vanno osservate strettamente per evitare salate multe, ma soprattutto per rispettare la religione degli aborigeni. Per lo stesso motivo, anche se possibile, non scalate il monolito.

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