UNA MAGLIETTA CHE NON FA RIDERE MA RACCONTA DI VOI…

DI ANNA LISA MINUTILLO

Così, in tempi in cui ogni giorno si registrano femminicidi, aggressioni verbali, discriminazioni di varia natura sulle donne dobbiamo ritrovarci anche a fare i conti con capi di abbigliamento di cui, onestamente, non sentivamo la mancanza. Una maglietta in vendita in una nota catena di supermercati, una maglietta che ci sbatte dritta in faccia la pessima considerazione che il mondo continua a nutrire verso le donne. Una maglietta che semina odio, risentimento e superficialità in questo momento storico in cui pare si viva solo di queste cose. Ai più, con una occhiata superficiale, la stampa che arreca potrebbe destare quasi ilarità.
Ci sarà chi l’avrà trovata divertente in tutta la sua intatta pochezza.
Ma ad un occhio attento ed ad un cervello ancora raziocinante (per quanto possibile), la cosa non è sfuggita e non fa onore né a chi l’ ha disegnata e tanto meno a chi ha deciso di realizzarla e di metterla in vendita. Guardatela bene, vedrete due coppie stampate di bianco su uno sfondo blu elettrico. Due coppie, un uomo ed una donna quindi fanno bella mostra di sé. Sul lato di sinistra, sotto alla coppia campeggia una scritta: problem
I due sono rinchiusi in un improbabile quadrato, anch’esso stampato in bianco. Una gabbia? verrebbe da pensare, ma non è dato sapere. Una gabbia dove la donna sta parlando e “disturba” forse l ‘interlocutore?  Chissà.. Nel quadrato accanto c’è l’uomo che spinge rovinosamente fuori la donna. Uno spintone ben assestato che rompe uno dei lati del quadrato e la donna scivola a gambe all’aria sul fondo della maglietta. La segue una scia bianca e sotto al quadrato fa bella mostra la scritta: solved (risolto).
Ecco che non ci si può esimere dopo tale visione dal commentare, iniziando con il far notare che in gabbia si è scelto di stare per poi rinnegare tale scelta mettendo le mani addosso alla compagna disegnata. La relazione identificata come qualcosa da cui fuggire e la donna come un problema da cui doversi liberare. Semplice, riduttivo e squallido ma tant’è. Ci meravigliamo di ciò che accade quotidianamente e portiamo ancora in quei quattro neuroni concetti radicati e mai dimenticati, figli di un retaggio culturale che oltre a non contenere un briciolo di cultura, fanno provare vergogna per chi conosce solo la violenza come risposta ai problemi. Sdoganate e mi auguro non apprezzate, queste magliette tolgono valore aggiunto alle battaglie che si combattono ogni giorno per insegnare a rispettare, a non picchiare ed a non uccidere chi si sostiene di amare. Che poi, detto tra noi, ci siamo anche stancate di associare l’impreparazione, lo squallore e la superficialità a cui assistiamo al concetto di amore, sicuramente molto più elevato di ciò che molte, troppe donne, ancora subiscono e silenziosamente vivono. Il fatto è che si continua a confondere l’amore con il possesso.
È che in troppi sostengono di poter fare a meno di una compagna, ma, se a rompere l’incantesimo è lei, l’angolo di osservazione cambia totalmente. È sempre l’uomo che deve mettere la parola fine al rapporto, altrimenti si sente ferito nell’orgoglio, perso nella sua pochezza, aggrovigliato in  reti di inferiorità che guai ad ammettere o a rendere palesi.
Stand su cui campeggiano queste insulse magliette, di discutibile fattura e di vergognosa vendita. Non resta che sperare che restino tutte lì, a fare mostra della loro inutile presenza.
Scelta davvero errata sia per contenuto che per vendita, anche se il mercato richiede sempre qualcosa che stupisca, non era proprio il caso di fare ironia su ciò che invece accade realmente in questa società.
Nulla di nuovo e tanto di vecchio, come sempre quando si tratta di donne, parole come: rispetto, comprensione, riconoscimento, gratitudine, cura, appaiono superflue, raramente seguono la parola donna, ancor più raramente si fanno proprie fino a farle diventare parte della realtà. Un ruolo secondario il nostro, su cui si può ridere e scherzare, si può sottovalutare la valenza e le conseguenze che queste risate isteriche recano con sé. Tutto è accettato, tutto viene alleggerito, l’unica cosa a restare pesante è proprio il rapporto che non si instaura con le donne, quello che si reclama e si pretende però, quando le stesse, esasperate, decidono di percorrere stade differenti. Si sputa nel piatto in cui si è mangiato e si continua a mangiare. Si confonde la rassegnazione con l’abnegazione. Si resta anche stupiti che queste magliette possano scatenare reazioni non previste e la conclusione sarà che siamo noi donne a non saper sorridere, a non saperci divertire, a rendere pesante ciò che nella realtà, “cari uomini” ci fate veramente. Non c’e da sorridere, non c’è da guardare distrattamente il concetto del fallimento sentimentale in cui vi crogiolate, non c’è da sottovalutare quanto e con ogni mezzo, si tenti di banalizzare quella che è  una mattanza senza fine. Non è sessismo vero? Non sarà neanche considerata istigazione, come pure non si guarderà a questa trovata mirabolante come a qualcosa di pericoloso, si sa, dove c’è business tutto è lecito…
Una donna vi avrebbe accompagnati sull’uscio di quel quadrato, non vi avrebbe gettati di sotto. Una donna avrebbe cercato un dialogo, avrebbe provato insieme a voi a capire cosa stesse accadendo a quel rapporto mutato. Una donna, a differenza di quanto accade nel mondo maschile, non lancia segnali confusi ed anche mal interpretabili, ma dialoga, fino alla nausea, fino all’esasperazione, si interroga ed attende risposte a quelle domande che sono lì appese, insieme ai loro sogni infranti. Ecco perché, spesso, si cade nella trappola dell’ultimo chiarimento, quello che finisce con il diventare realmente l’ultimo incontro. Ci si reca proprio con la speranza di ricevere risposte concrete e ciò che si ottiene è morire guardando negli occhi chi di parlare non ha mai avuto voglia ed ha trovato il modo di far tacere anche voi, per sempre. Una donna non vi avrebbe considerati un problema,  anzi, non dimentichiamoci di tutte le cavolate assurde che escono dalle vostre bocche, spesso e volentieri, che sono in qualche modo obbligate ad ascoltare. Una donna si sarebbe adoperata per vivere serenamente anche le differenze, quelle che rendono speciale una relazione. Una donna, sa come si fa, conosce i suoi limiti ma conosce anche i limiti ingiustificati che tentate di mettere loro, per tarparne ali e volo. Non c’è nulla da ridere, c’è solo da provare vergogna per ciò che siete diventati o che siete sempre stati: muratori grossolani che innalzano muri su cui ci fate rovinosamente schiantare…