LA PARTITA VERA SI GIOCA AL SUD, NON IN UMBRIA

DI PINO APRILE

 

Perché ha vinto il peggiore partito esistente, in Umbria? Che sia il peggiore è certo: il solo che abbia usato e usi il razzismo per prendere voti, ovvero seminare violenza contro gli ultimi, in modo che i penultimi abbiano qualcuno da odiare e non disturbino i primi (di cui la Lega è braccio armato e finanziato) che spolpano il Paese e il Sud quale colonia: prima il razzismo fu contro i terroni (oggi pure, visto che li tengono contenti e fessi con la felpa “Prima la Calabria”, ma non un treno, una strada, un posto di lavoro, e gli fregano il pane, i figli e i voti che fanno raccogliere agli indigeni, per farli usare contro di loro, da commissari padani in missione nelle colonie); oggi il razzismo gridato è contro migranti, nomadi, comunque morti di fame, il che dà ai terroni schiavi-da-cortile (il servo preferito…) l’illusione di essere odiatori come i padroni, non odiati.
Perché questo non fa schifo, anzi consenso? Per non perdersi in analisi lunghe e complesse, vediamo solo le finte ragioni di questo consenso, il che aiuta comunque poco a capire quelle vere:

1 – la Lega vince, perché è il partito più giovane, rispetto ai “vecchi” sulla scena politica. Falso: la Lega è oggi il partito più antico d’Italia. Tutti gli altri sono nati dopo e Salvini è uno dei più vecchi politicanti italiani (non ha mai fatto altro e non ha mai lavorato: ce l’abbiamo sullo stato di famiglia da sempre);

2 – perché gli altri partiti sono covi di ladri e il Pd in Umbria, dopo lo scandalo della sanità… Senza nulla togliere, quanto a capacità e inclinazione a delinquere, a tutti i partiti (M5S escluso, va detto; appena qualcuno di loro è colto con il sorcio in bocca, viene cacciato, non difeso, come fanno altri), il partito a più alta densità di corrotti, condannati, inquisiti, è la Lega: pluricondannato è pure il presidente che incarna i “valori” del partito; si son derubati da soli (49 milioni) e hanno portato al governo, con il M5S, inquisiti e un condannato definitivo per bancarotta fraudolenta, Siri, che volevano fare ministro! Non parliamo delle tangenti russe, su cui il segretario del partito, Matteo Salvini, si rifiuta di riferire in parlamento. Quanto agli scandali della sanità, la Regione che fornisce i più numerosi e più gravi alla cronaca nera è la Lombardia. Ma i ladri sono solo gli altri;

3 – però la Lega “si occupa dei territori”. Certo, di alcuni e a danno del Sud, dove però riesce a prendere ugualmente voti. Ma anche su questo, ci sarebbe molto da ricordare; è vero che non si può addebitare tutto alla Lega, ma è indiscutibile che non ha mosso un dito per la difesa, vera!, dei territori di riferimento: la Lombardia è la regione più inquinata d’Europa, ma dove sono le battaglie ambientali della Lega, che la governa? Il Veneto è la regione più cementificata d’Italia, tanto che appena cade un goccio d’acqua, il terreno (pur alluvionale) non riesce più a assorbirla e ci sono inondazioni; il disboscamento selvaggio delle colline del Prosecco, per impiantare vigne che non trattengono il terreno, provoca altri danni e l’uso senza limiti di chimica nei vigneti avvelena la regione, insieme ad altri rifiuti entrati addirittura nella carne dei veneti, ormai (con conseguenze non meno terribili di quelle che affliggono i tarantini o i campani nell’area della Terra dei fuochi). Ma dov’è la difesa della terra e di quelle persone? Il Veneto è amministrato dalla Lega;
Si potrebbe continuare, ma credo basti a far capire che la differenza fra Lega e gli altri partiti (razzismo a parte) se c’è, è in direzione opposta a quella “percepita”: la Lega non è meglio, ma peggio degli altri, e proprio nelle cose che vengono rimproverate agli altri. E allora perché vince?

1 – non vince da sola. L’Italia è l’unico Paese in cui il partito di estrema destra e razzista è trattato alla pari dagli altri partiti di destra e moderati. Dove ci sono ancora tracce di civiltà, la destra e il centro (liberali, moderati di varia inclinazione, democristiani) preferiscono, se non hanno i numeri, andare all’opposizione, ma non allearsi con neonazisti, razzisti: perderebbero voti; e persino quando, per fare la maggioranza, sono costretti ad alleanze difficilissime con la sinistra o il centrosinistra, passano mesi a metterle in piedi, ma non cercano la scorciatoia di governo con i razzisti e l’estrema destra (si veda cosa è avvenuto in Germania, dopo le ultime elezioni). I razzisti, in Italia, vanno al potere prima con Berlusconi, che li sdogana, poi con i cinquestelle (persino il Pd renziano e gentiloniano ha riciclato qualcuno di loro per necessità numerica). Alla politica italiana non fa schifo niente. Così, la Lega è stata resa, agli occhi degli elettori, che non sono tutti laureati in scienze politiche, “un partito come gli altri”. Non è così: la storia ci dice che quel genere di partiti ha nel dna cose orrende; prima le dice (e la cosa viene presa come un eccesso verbale), poi le fa, ma è troppo tardi per ricredersi;

2 – L’Italia non ha mai avuto un grande partito popolare di destra moderata (il fascismo fu popolare, come Salvini, ma non moderato; ne pagammo le conseguenze, ma senza imparare niente, sembra); gli intellettuali conservatori che avrebbero potuto dare alla destra italiana spessore, valore e ben altro contenuto etico, sono visti con fastidio, quasi una inutile complicazione e accantonati. Un grande danno, perché alla politica servono idee, elaborazioni, confronti, visioni di destra e di sinistra. La mancanza di spessore si risolve nel successo di chi la fa più facile: non soluzioni, ma cose momentanee, senza futuro, senza progetto, puri slogan, atteggiamenti. La follia di una notte, e al mattino si scopre che abbiamo perso casa a poker;

3 – Solo la Dc riuscì a tenere insieme le due anime dei moderati, fra centrodestra e centrosinistra, per dell’ecumenismo cattolico (e l’appoggio vaticano e del mondo occidentale). La civiltà italiana si misura dalla distanza fra moderati e destra razzista. Oggi, chi sembra nella condizione di poter offrire una sponda a una parte del centrodestra è (porca miseria!) la creatura raccogliticcia di Renzi, embrione di quel che fu la Dc, ma ridotto a partito personale. Toglierebbe, però, un alibi a moderati finti che si aggregano con Salvini, perché “se no tocca andare con i comunisti” (peccato che l’uomo di Putin, oggi, non stia a sinistra, ma a destra);

3 – I cinquestelle che sono stati i primi a trasformare like in voti, si sono fatti fregare sul loro terreno dalla “Bestia” social di Salvini. E non sono mai stati in partita nella Rai, dove hanno lasciato la Lega unica padrona, a piazzare scarti di magazzino. In Umbria, a perdere sono stati loro. Il Pd, con tutti i suoi guai e nonostante lo scisma renziano, tiene la sua percentuale “recuperata”, dopo lo scivolone del 2018;

4 – Ma al Pd manca quasi tutto: indistinguibile dagli altri partiti (Tav, investimenti solo a Nord, Autonomia differenziata, abbandono del Sud, sudditanza della politica all’economia, intesa quale club ristretto ed esclusivo di “prenditori” di risorse nazionali). Ma rispetto agli altri è privo pure di una visione del Paese e di se stesso. Persino la Lega, nel suo becerume, e il M5S, nel caos delle sue diverse anime e dei suoi capi, hanno una riconoscibilità maggiore. Il Pd è senza volto, senz’anima, senza progetto; si direbbe ridotto a un’azienda i cui dirigenti hanno un posto e un reddito, garantito dalla gestione di quel che resta di un partito.
In politica vincono i forti. E quello che sembra tale, oggi, è Salvini, nonostante sia una sorta di disco rotto di frasette che non dicono nulla; nonostante sia il titolare del più grande errore politico degli ultimi 50 anni, facendo cadere il governo che si illudeva di sostituire con un monocolore leghista; nonostante non risolva un solo problema. Salvini è sempre in campagna elettorale, sempre dove conviene stare, sempre in tv. Esiste solo lui. Lui vedono, lui votano.
Quanto dura? Questi fenomeni velocemente crescono, velocemente si sgonfiano. A meno che non riescano a metter velocemente radici cementando una rete di interessi (nomine, banche, appalti, candidature…); a quel punto, possono durare, non per il partito o Salvini, ma per istinto di sopravvivenza di quella rete di interessi collegati, che sono (o si propongono quali) terminali in loco di poteri sovra-nazionali, attraverso agenzie, sette, camarille varie.
Non per essere pedante, ma devo ripetere che a fare la differenza può essere solo il Sud, che ha scoperto di esistere e sposta in massa quantità decisive di voti, da sinistra (2015) ai cinquestelle (2018) o persino alla Lega (2019). Masse di voti che cambiano così facilmente e in blocco non si erano mai viste a Sud, solitamente governativo, ma a macchia di leopardo.
A Sud si gioca davvero la partita, non in Umbria.