TUTTO QUELLO CHE NON CONVINCE NELL’OMICIDIO SACCHI

DI GIANLUCA CICINELLI

Sta per succedere qualcosa di brutto nelle indagini per l’omicidio di Luca Sacchi. Sono necessarie però delle considerazioni su quello che non torna in questa storia. A meno che non sia un tossico all’ultimo stadio, se fai lo spacciatore ti conviene continuare a vendere anziché rapinare un cliente. Come d’altra parte con duemila euro ci compri soltanto mezzo chilo d’erba buona, che diviso quattro persone fa un mese di fumate a testa se fumi abitualmente, non devi necessariamente spacciare a tua volta, stai semplicemente risparmiando piuttosto che comprare spendendo venti euro al giorno e perdendo tempo dietro a un pusher tutti i giorni.

Ma queste cose non si possono dire senza offendere la morale comune e anche chi scrive sui giornali fa finta che le cose siano più losche di come sembrano. Fin qua la ricostruzione iniziale reggerebbe: i due pusher vedono i soldi nella borsa di Anastasiya, la fidanzata di Sacchi, pensano di fare la sòla, gli va male, Sacchi interviene a difendere la ragazza e i due lo uccidono. Qual è il problema? Due problemi. Intanto la smart presa a noleggio dai due pusher diventati assassini. Perché prendere una macchina a noleggio se devi fare una rapina, nel migliore dei casi, lasciando una traccia in più delle tue mosse? La Smart è stata vista da numerosi testimoni, la troviamo in tutte le cronache del giorno dopo, e viene riconsegnata all’indomani dell’omicidio con il paraurti anteriore spaccato.

Il secondo problema è la dinamica. Lasciamo da parte le ricostruzioni dei testimoni che come sempre non combaciano l’una con l’altra. Secondo le telecamere la ragazza non c’era proprio accanto a Sacchi al momento dello sparo e sul corpo del ragazzo ci sono lesioni agli arti superiori e agli arti inferiori, quindi su di lui, non sulla ragazza, si sono abbattute le bastonate con la mazza da baseball. La rissa quindi c’è stata e la pistola è spuntata alla fine, non è stata un’esecuzione come dicono i più estremi tra i complottisti. Perché però c’è stata la rissa? L’altra domanda da porsi quindi è sul motivo per cui la ragazza mente anche sulla dinamica del delitto a cui non era presente. Questo è l’aspetto più brutto della vicenda che potrebbe portare conseguenze penali per Anastasiya, pur non nascondendo magari altro che un acquisto di stupefacente. Sappiamo che di sicuro Sacchi non faceva uso di droga, ce lo dicono le analisi autoptiche, ma è da solo ad affrontare i due pusher. I quali pusher di sicuro si appropriano dello zainetto della ragazza, perché verrà poi ritrovato, su confessione dei due imputati, poche ore dopo tra le sterpaglie del grande raccordo anulare.

E i soldi dove sono finiti? I pusher non hanno fatto in tempo a spenderli, dunque possiamo pensare che in qualche modo la ragazza li abbia recuperati e la lite tra i due e Sacchi sia nata proprio perché nello zainetto non c’erano i soldi. E’ molto brutto da dire ma a questo punto non si può nemmeno escludere che alla base di tutto ci sia l’esatto contrario di quanto pensiamo, cioè che siano stati gli acquirenti o l’acquirente a voler fregare i pusher e questi se la siano presa con Sacchi che li ha affrontati da solo, con il tragico epilogo che conosciamo, uno sgarro, una mancanza di rispetto, pagato a carissimo prezzo. Questa ipotesi, tutta da confermare, spiegherebbe però perché i pusher si siano presentati con una macchina facilmente rintracciabile e perché l’incontro si sarebbe svolto in due momenti distinti, come immortalato dalle telecamere. Se Sacchi fosse ignaro o meno dei motivi dell’incontro ce lo potranno dire solo gli sviluppi dell’indagine.