UN LIBRO DEDICATO A EMANUELE MORGANTI IL RAGAZZO VENTENNE UCCISO AD ALATRI

DI MICHELE GAMBINO

Ho appena finito di leggere il libro di Daniele Vicari, “Emanuele nella battaglia”. Non ne scrivo perché siamo amici ma perché, in maniera del tutto personale e potente, il libro risponde a domande che mi sono fatto molte volte, come credo tutti quelli che, da giornalisti o da scrittori, interferiscono nella realtà per raccontarla: quanta verità rimane di una storia, quando la filtriamo attraverso le nostre parole? E cosa accade ai protagonisti delle storie che raccontiamo, quando il circo mediatico smonta le tende e li lascia soli?
La storia è quella di Emanuele Morganti, un ragazzo di 20 anni, ucciso dal branco davanti ad una discoteca di Alatri. Una morte assurda e senza senso, secondo i giornali e le televisioni che all’epoca la raccontarono.
Daniele conosce Emanuele e la sua famiglia, perché è nato e vissuto dalle loro parti. Non riconosce nei resoconti dei cronisti il ragazzo che ha conosciuto. E non riconosce tutto il resto: la famiglia di Emanuele, gli amici, i luoghi, e nemmeno quelli che lo hanno ucciso. E siccome Daniele è un tipo cocciuto, vuole capire dove nasce la forbice tra realtà e resoconto.
Nella sua indagine personale, dolente, incredibilmente acuta, Daniele non solo restituisce verità ad Emanuele, alla sua famiglia, a tutto il resto, ma scopre il senso profondo di quello che secondo la narrazione canonica e rassicurante delle cronache è solo violenza insensata. Ed è questa dolorosa scoperta di un senso che fa della morte di Emanuele, del dolore della famiglia, della violenza del branco, del silenzio del mondo intorno, qualcosa che dobbiamo fissare nello sguardo e nella memoria.
Le cinquanta pagine in cui Daniele come fosse il mirino di una telecamera, riprende la sequenza rallentata e insopportabilmente ingrandita della morte di Emanuele, fanno venire la smania di essere lì, per interferire con gli eventi e salvargli la vita. Il bellissimo capitolo finale sulla udienza preliminare mette Daniele di fronte a un dilemma che conosco bene, tra il garantismo di noi che siamo di sinistra e la sete di giustizia che appartiene alle vittime e a tutte le brave persone, quindi anche a noi. E Daniele è bravo a non fare i discorsi che ha dentro, e a demandare tutto all’immagine di una rosa bianca.
Leggete anche voi questo libro, vi conviene.

Visualizza immagine di origine