URUGUAY AL VOTO: LA SINISTRA VINCE MA PASSA AL BALLOTTAGGIO

DI FRANCESCA CAPELLI

Mentre in Argentina si decidevano i nuovi equilibri sudamericani (www.alganews.it/2019/10/28/elezioni-argentine-un-voto-al-buonsenso-per-alberto-fernandez-che-passa-al-primo-turno/), anche nel vicino Uruguay, l’ex provincia orientale, sull’altra sponda del Rio de la Plata, la sinistra giocava la sua partita. Offuscate dal duello Macri-Fernández, le elezioni uruguayane sono passate in secondo piano, ma anch’esse contribuiranno nelle prossime settimane a definire l’asse geopolitico del continente. Il vincitore del primo turno è Daniel Martínez del Frente Amplio, la coalizione di forze socialiste e di centro sinistra di cui hanno fatto parte, prima di lui, l’amatissimo Pepe Mujica e il suo successore Tabaré Vásquez, ex pediatra.
Con il 39,9 per cento dei voti, Martínez è costretto a passare al ballottaggio, dove la lotta si farà serrata contro Luis Lacalle Pou, al 29 per cento con il Partido Nacional. La vittoria di Martínez non è scontata, dal momento che il suo avversario potrà contare sui voti dei due candidati che non hanno passato il turno: il neoliberista Ernesto Talvi (12,5 per cento) e l’ex militare di estrema destra Guido Manini Ríos (10,7 per cento).
Il Frente Amplio governa da 15 anni e deve scontare il malcontento destato da alcune misure economiche e da promesse non del tutto mantenute. Nel 2016 il governo ha aumentato le tasse per compensare il deficit fiscale; inoltre la disoccupazione è salita all’8 per cento.
Il programma della destra va nella direzione dell’austerity: un’ulteriore stretta fiscale e tagli alla spesa pubblica (che per l’educazione arriva al 4,5 per cento del Pil) per ottenere il pareggio in bilancio. Ma come avvisa da tempo l’economista premio Nobel Paul Krugman, pensare che l’austerity rilanci l’economia grazie a una ritrovata fiducia del mercato è frutto di un’illusione e di un pregiudizio ascientifico.