L’AMORE A STROMBOLI TRA INGRID BERGMAN E ROBERTO ROSSELLINI

DI GIOVANNI BOGANI

Ha le pareti dipinte di rosa, la casa in cui si amarono, a Stromboli, Ingrid Bergman e Roberto Rossellini. Era il 1949, la Bergman era già famosissima, attrice  svedese adorata a Hollywood. Rossellini era il regista italiano che aveva sbalordito il mondo con l’asciuttezza di “Roma città aperta” e di “Paisà”. La purezza del Nord, la fierezza, l’eleganza, lo stile di Ingrid Bergman; e l’intelligenza sorniona, tutta mediterranea, il genio all’amatriciana di Rossellini.

Ingrid era una donna libera, forte. Aveva rifiutato un contratto con il produttore di “Via col vento” , che l’avrebbe coperta d’oro, ma l’avrebbe ingabbiata per sette anni. Però aveva girato “Casablanca” con Humprey Bogart, film destinato a diventare un classico della storia del cinema: “Sono i cannoni, o è il mio cuore che batte?”. Aveva vinto un Oscar nel 1944, con “Angoscia”. E aveva scambiato il bacio più lungo della storia del cinema con Cary Grant, in “Notorious” di Alfred Hitchcock. Aveva un marito, una figlia, una storia d’amore col fotografo Robert Capa; forse altre, persino con Ernest Hemingway. Fu Robert Capa – l’autore della foto più famosa al mondo, quella del soldato repubblicano colpito a morte nella guerra civile – a farle vedere al cinema “Roma città aperta”. Ingrid si chiede, sbalordita, chi sia l’uomo che sa raccontare con tanto pathos e tanta verità. Scrive quella famosa lettera, che Rossellini riceve il 7 maggio 1948. E che cambierà la vita sua, quella di Rossellini, e quella di Anna Magnani.

Rossellini aveva quarant’anni, un matrimonio con la scenografa Marcella De Marchis che gli aveva dato due figli – Romano e Renzo – e una relazione con Anna Magnani, la protagonista di “Roma città aperta”: una vita già abbastanza complicata. Ma non ci mise un attimo a prendere un aereo per Parigi, incontrare la Bergman e proporle di girare un film a Stromboli, quel film che aveva scritto pensando ad Anna Magnani. Quando a Roma arrivò il telegramma in cui la Bergman comunicava luogo e ora dell’appuntamento, il portiere disse “dottò, ecco er telegramma che je devo da’ appena sta solo…”. La Magnani, senza passare dal via, rovescia una zuppiera di spaghetti al sugo sulla testa di Rossellini. Ma ormai, la sua storia è segnata. Di ritorno da Parigi, Rossellini dirà “scendo un attimo, porto fuori i cani”, e non tornerà mai più.

La Bergman atterrò a Ciampino, poi arrivò a Stromboli. A girare, per settimane e per mesi, quel film: “Stromboli, terra di Dio”. E ad amare Rossellini, in quella casa che adesso viene messa all’asta. Sono 220 metri quadri, a due passi dalla piazza principale: Valutazione: 700 mila euro, pare. Neanche troppo, se ci metti anche il prezzo della leggenda.

Gli abitanti di Stromboli hanno chiesto più volte di farne un museo, nel quale raccontare l’avventura di quel film. Un film che si nutre della forza misteriosa, implacabile del vulcano, e della bellezza così straniante di lei, extraterrestre bionda finita lì, tra i fumi e la lava, tra i muri bianchi scalcinati delle case e il nulla. Con gli sguardi addosso delle donne piccole vestite di nero, e il mare tutto attorno, come una prigione.

La Magnani intanto aveva perso, in un colpo solo, il suo regista e il suo uomo. Furiosa, mise su in fretta e furia un film simile, da girare nell’isola di fronte, Vulcano. Chiamò il regista tedesco Wilhelm Dieterle, che qualcuno chiamava Dhitler, per i suoi modi autoritari. Quel film nato dalla rabbia fu pronto in fretta, mentre Rossellini temporeggiava, improvvisava, amava, ritardava tutto. Ma quando “Vulcano” fu presentato ai giornalisti a Roma, a metà film tutti corsero via. Perché? Proprio quel giorno, nasceva il figlio della Rossellini e della Bergman, Robertino. Nemmeno il pubblicitario più cinico avrebbe saputo immaginare una contromossa migliore.

“Vulcano” fu ignorato, “Stromboli” non ebbe sorte molto più felice. E intanto, di quell’amore così romantico e leggendario, Ingrid Bergman patì tutte le conseguenze. La stampa americana le voltò le spalle, il pubblico anche. Persino un senatore Usa, Edwin Johnson, la definì “distillatrice del Male”; il marito ottenne divorzio e affidamento della figlia Pia, che la odierà a lungo. Una punizione lunga dieci anni: nel 1956, la Bergman vincerà il suo secondo Oscar per “Anastasia”. Ma nel frattempo avrà perduto Rossellini, che – andato in India a girare un film – si era innamorato dell’indiana Sonali das Gupta. Ma questa è un’altra storia.

Intanto, Stromboli è diventata qualcosa più di una roccia illuminata dai bagliori di un vulcano inquieto, e le Eolie sono diventate un set mitico. Ci hanno girato il Michelangelo Antonioni de “L’avventura”, il Troisi del “Postino” – a Salina – i fratelli Taviani di “Kaos”, a Lipari, il Nanni Moretti di “Caro diario”. Hanno eletto Stromboli a loro dimora estiva gli stilisti Dolce e Gabbana, che in una villa di 500 metri quadrati con vista mozzafiato sul vulcano e sul mare hanno ospitato star come Madonna e Naomi Campbell. Ma anche quella è andata in vendita, la scorsa estate.