LINA WERTMULLER, OSCAR ALLA CARRIERA E STELLA CON IL SUO NOME NELLA WALK OF FAME

DI GIOVANNI BOGANI

Travolta da un insolito Oscar, nell’azzurro cielo di ottobre. A Los Angeles, domenica sera, Lina Wertmuller ha ricevuto l’Oscar alla carriera; ieri è stata inaugurata la stella con il suo nome nella Walk of Fame.

“Lina, Lina, Lina!” battevano le mani e scandivano il suo nome Leonardo DiCaprio, Quentin Tarantino e Harvey Keitel insieme a tanti colleghi, nella cerimonia di consegna della statuetta. E lei, novantun anni, gli occhiali dalla montatura bianca diventati ormai un’icona, parla a braccio – con Isabella Rossellini come traduttrice – e lancia una provocazione, a cui nessuno aveva mai pensato: “Ma perché si chiama Oscar? Non vogliamo cambiare il nome con quello di una donna? Che so, chiamiamolo Anna…”.

Poco prima, si accorge che Isabella Rossellini è in abito viola, e – si sa quanto siano scaramantici, nel mondo dello spettacolo – le dice: “La prossima volta, è meglio se ti metti nuda”. L’arte della commedia, dell’ironia, quella che ha distillato nei suoi film con Giancarlo Giannini, non l’ha perduta proprio per niente.

Ad accompagnarla sul palco, Sophia Loren. “Quarant’anni fa giravo, con la tua regia, ‘Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova’: mi mancano quei tempi, è stato un immenso regalo lavorare con te”, ha detto l’attrice. “Si capiva che i suoi film sarebbero diventati dei classici. Lina, sei una donna straordinaria e di una intelligenza rara”.

Il programma di iniziative in onore della Wertmuller, organizzato nell’ambito del “Los Angeles, Italia festival”, ha visto anche la proiezione del film d’esordio della Wertmuller, “I Basilischi”, al Chinese Theatre di Los Angeles, e la stella sulla Walk of Fame che la Wertmuller ha “scoperto” assieme a Pascal Vicedomini e allo sceneggiatore Steven Zaillian.

Nella sera del ricevimento dell’Oscar alla carriera, Lina Wertmuller ha dedicato il premio al marito Enrico Job, scomparso tredici anni fa, e alla loro figlia Maria Zulima, che la ha accompagnata sul palco. Nella motivazione, si sottolinea il suo “provocatorio scardinare le regole politiche e sociali attraverso la cinepresa”. La Wertmuller è stata la prima donna ad ottenere una candidatura all’Oscar per il miglior film, nel 1976, per “Pasqualino Settebellezze”.

Greta Gerwig, la regista in odore di Oscar con la sua versione di “Piccole donne”, icona della nuova Hollywood al femminile, le ha consegnato il premio insieme a Jane Campion, la regista vincitrice dell’Oscar con “Lezioni di piano”. La Campion ha rivelato un ricordo dei suoi vent’anni: “Ero studentessa di cinema in Australia, quando la Wertmuller venne per una lezione. Una ragazza le chiese: come si fa a trovare i soldi per fare un film? Lina rispose: va bene tutto, anche rubarli, bisogna fare qualunque cosa per seguire la propria passione. Questo mi dette forza, mi fece capire che dovevo mettercela tutta per seguire il mio sogno”.

Cinque sole le donne nominate all’Oscar nella storia del premio, una sola lo ha vinto: Kathryn Bigelow con “The Hurt Locker”. Fra gli uomini, 350 candidature e 70 vittorie. Uno squilibrio totale. E dunque Lina riprende: “Già di per sé il nome Oscar è maschilista. Proviamo a gridare tutti insieme: vogliamoun Oscar che si chiami Anna!”.

Nata in una famiglia aristocratica – il suo nome completo è Arcangela Felice Assunta Wertmuller von Elgg Spanol von Braueich –, ragazza ribelle, la Wertmuller nacque artisticamente con Fellini, per il quale lavorò come assistente in “8 e ½”. Ricorda: “Fellini mi chiedeva di trovare le ‘facce’, ma non fra gli attori, voleva trovarle nella strada. Una volta vide una faccia che gli piaceva, una donna in un taxi. Mi disse: ‘segui quella faccia!’. Io saltai in un taxi e mi lanciai all’inseguimento. Fellini mi ha insegnato la libertà artistica: mi disse ‘racconta una storia come se tu la raccontassi ai tuoi amici, non ti preoccupare della tecnica’. E aveva ragione!”.