VIAGGIO NEL CUORE DELLO CHAMPAGNE

DI RAFFAELE ALESSI

di Raffaele Alessi

Tutti sanno che lo Champagne prende il nome dalla regione francese a est di Parigi, ma pochi sanno che il suo cuore è nel dipartimento dell’Aube, nella parte sud della regione e ai confini con la Borgogna. Secondo produttore di champagne, l’Aube conta 7500 ettari di vitigni nobili che costituiscono il 22% dell’area di denominazione champagne. In queste terre fu trapiantato il primo ceppo di Chardonnay, quell’uva che nella lingua di Gerusalemme si traduce in “apertura delle porte”, che invita al viaggio, alla conoscenza ed oggi è alla base dei Blanc dei Blanc, l’eccellenza dello Champagne.

La sua storia ha radici che affondano nei tempi delle Crociate del XIII secolo, come testimonia una vetrata della Chiesa di Santa Maddalena, a Troyes, che ritrae il Comte de Champagne mentre porge a un cardinale il primo ceppo di quell’uva. Stéphane Revol, ceo della Maison Comte de Montaigne lo racconta con un tono appassionato e visionario, È una storia autentica, nel rispetto della tradizione; ma anche una storia d’amore per il suo territorio, un “terroir” con particolari caratteristiche minerali del terreno. Il sottosuolo gessoso protegge le radici del vitigno, attenua le temperature estive e tempera i rigori invernali.

Nei suoi 40 ettari di proprietà, ognuna delle 80 parcelle di terra ha lavorazioni diverse che puntano anche sull’innovazione e l’eco-sostenibilità. Un progetto proteso al raggiungimento di un equilibrio di golosità, complessità ed eleganza nella produzione.

Champagne è cura e condivisione

Ci vuole cura nel lavorare e crescere la vite. Nessuna fretta. Il vino non deve correre dietro il mercato. Ha bisogno di tempo. A vigilare su ogni filare, una rosa di Damasco che fa da sentinella per i segnali delle minacce del tempo e dei batteri. L’acqua del fiume Aube avvolge col suo guscio di ghiaccio e protegge il tralcio che altrimenti congelerebbe appena pochi gradi in meno. L’uso dell’acqua evita il ricorso al gas e alla combustione e riduce le emissioni di CO2. Tutti segni di un’attenzione e di una passione che Stéphane Revol rivolge alla sua vigna, nel rispetto della eco-sostenibilità e della fedeltà ai valori tramandati di generazione in generazione. “Uno Champagne che ha cuore” – come tiene  a raccontarci – “coltivato e prodotto con amore, sinonimo di genuinità, emozione, calore, vicinanza, joie de vivre”.

Lui pensa a uno champagne da bere e da condividere. Che dovremmo versare in bicchieri a forma di coppa, quella forma forse modellata sulle rotondità perfette di un bel seno. Baciami con un bacio della tua bocca, perché le tue mammelle sono migliori del vino, recita il Cantico dei Cantici. Sensualità di tatto e di gioia che risaltano il “perlage”, il gioco elegante delle bollicine che hanno il movimento e il sapore della festa. Meglio evitare il botto, e ruotare la bottiglia e non il tappo. Un giro dopo l’altro, lentamente per uno sbuffo appena, di piacere. Subito ne esce una spuma bianca di perle dall’anima fruttata o fiorita, che a volte ha un sentore di agrumi, frutta esotica e fiori bianchi, come nel Blanc de Blancs (100% Chardonnay). Se nell’uva di base è prevalente il Pinot Noir, allora i sapore è più vinoso e non solo effervescente con profumi di frutta bianca (mela, pera e pesca), come nel Brut, da sempre simbolo della Maison Comte de Montaigne.

Qui a Troyes il labirinto di vie acciottolate vi riporta in pieno medioevo e ci sono case a graticcio, fatte con legno e gesso, secondo la tradizione del XIII secolo. Storia dell’Arte, ma anche dell’Uva. Qui tutto sa di champagne e la pianta del paese ha la forma di un tappo. Anche la cattedrale è un capolavoro di architettura gotica champenoise, con la luce delle sue splendide vetrate che sembrano riflessi di uve colorate nel calice.

C’è anche la Ruote de la Champagne, un circuito di 220 km tra colline  e villaggi immersi fra le vigne e produttori di champagne. Il prossimo anno nella valle Rive gauche de l’Aube, si brinderà alla 25^ edizione della “Route du Champagne en Fête”.

Stephane ama il viaggio e la letteratura e intitola la sua Maison a Michel de Montaigne (1533-1592), scrittore, pensatore e appassionato viaggiatore. Montaigne ama la vita, in tutti i sensi e adora il buon vino. Per entrambi quell’amore nasce dalla terra e dalle vigne, che curano con passione. Nell’osservare le viti intirizzite dal gelo, il sole estivo che riscalda i grappoli e l’allegria della vendemmia settembrina, forse si può imparare a conoscere un po’ di più anche di noi stessi e della vita degli uomini.

In quello sguardo che impara dalla memoria delle cose viste, che capisce il mondo e sa che le cose vanno viste ancora e mai una volta sola. “Come quella sera che sorgeva la luna sul ciglio della collina. E non gli sembrava di averla mai vista così. Era una luna gialla di vigna, che fa crescere i grappoli d’uva. Quella luna che sapeva di vendemmia ci guardava come creature che conosceva e ritrovava…” (Cesare Pavese, Feria d’Agosto)

Info utili

Troyes: Un tempo capitale della Champagne, oggi Troyes è il capoluogo del Dipartimento dell’Aube. Adagiata sulla riva sinistra sella Senna, questa ridente cittadina si fa ricordare anche per il suo centro storico, meglio noto come “le Couer de Troyes”, che ha la forma esatta di un tappo di champagne (Bouchon de Champagne).
Maison Comte de Montaigne Comte de Montaigne: Situata a Celles sur Ource, un piccolo paese abitato da trecento persone e con una storia particolare. Infatti, dopo il 1789, le terre dei monaci in tutta la Champagne vengono assegnate a chi se ne prendeva cura, con un impegno giornaliero. Durante la prima rivoluzione industriale, la maggiore parte delle persone decide di vendere le terre per andare a lavorare nella Ferrovia dello Stato, tranne a Celles sur Ource dove le terre vengono tenute. Infatti, oggi, è il paese della Champagne che conta più vignerons per abitanti. www.comtedemontaigne.com

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