LA MEMORIA CORTA E LA POLITICA

DI PAOLO BUTTURINI

Un breve ripasso della recente Storia Politica italiana; per esempio ricordate la lettera della BCE (firmata Draghi-Trichet)? Correva l’anno 2011 e, al netto delle ricostruzioni su come sia nata e perché, conteneva le seguenti indicazioni perentorie:

1 – piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali», da attuare «attraverso privatizzazioni su larga scala»;
2 – l’ulteriore riforma del «sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello di impresa in modo da adattare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione»;
3 – l’adozione di «una accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti»;
4 – «l’ulteriore riforma del sistema pensionistico»
5- «una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover e, se necessario, riducendo gli stipendi»
Molti di questi obiettivi furono perseguiti dai governi Monti-Letta-Renzi-Gentiloni e non furono messi in discussione (se non con palliativi come il “reddito di cittadinanza” e “quota 100”) dal primo governo Conte.
Ecco, se dovessi immaginare una politica di sinistra, mi viene in mente l’esatto contrario di queste indicazioni. Invece si parla di Draghi come possibile premier di un governo tecnico o addirittura Presidente della Repubblica (Zingaretti dixit). E allora penso che, almeno per ora, non c’è speranza e che dovremo aspettare non so quante generazioni perché rinasca un’idea di giustizia sociale e di sinistra.