I PRIMI CINQUE MESI DI CAPITAN ROCCO ALLA GUIDA DELLA NAVE VIOLA

DI- STEFANO ALGERINI

Piccolo bilancio della Fiorentina targata Commisso dopo un quarto abbondante di campionato, il giorno seguente la partita casalinga col Parma, tristanzuola come il cielo di questi giorni. Una di quelle partite che se fosse stata messa alle 15 di un pomeriggio primaverile avrebbe favorito almeno l’abbiocco. Invece così ha solo ulteriormente raffreddato un pubblico già abbondantemente provato dall’inclemenza del tempo. E per inziare un bilancio non si può iniziare da altri se non da lui: “Rocco the man”, quando sono passati poco più di 5 mesi dalla sua “discesa nel cenacolo viola”. Definizione non eccessiva questa perché l’arrivo improvviso in un weekend di fine maggio ebbe qualcosa di mistico per i provatissimi tifosi viola.

Più che un uomo la definizione della parola “empatia” munita di gambe e braccia. Ci ha messo pochi minuti Commisso a capire di cosa avessero bisogno i tifosi della Fiorentina, magari è stata solo fortuna perché lui era così da prima e quindi si è trattato del classico caso dell’uomo giusto, nel posto giusto, al momento giusto. Ma tant’è: dopo lunghissimi anni di sorrisi stirati, di dichiarazioni rare e misuratissime, di progetti tirati fuori e poi riposti in stanze poco illuminate a prendere la polvere, è arrivata una persona che non si nega mai al contatto con “i clienti” (come con triste dabbenaggine definì i tifosi una delle teste pensanti della dirigenza precedente) e i giornalisti. Che fa avanti e indietro da New York come se dovesse prendere il treno invece che un volo (ok, è vero che non viaggia in economica, però ha i suoi anni il buon Rocco) e quando non c’è lascia qua Joe Barone, personaggio entrato nel cuore della città sin dal “affaire Chiesa” di questa estate in riva all’Hudson, suo vero e proprio braccio armato. E già tutto questo sarebbe molto, però nel frattempo oltre all’estetica c’è anche la sostanza: nei terreni acquistati, non proprio a prezzi da discount, nei pressi di Bagno a Ripoli ci sono già la ruspe al lavoro per costruire il nuovo centro sportivo. Che sia o meno una specie di ottava meraviglia del mondo, come si favoleggia in città, poco importa. Anche se dovesse essere solo normale sarà un fatto concreto, tangibile, dopo tanti anni di “fumo” come nemmeno nella Amsterdam degli anni 80. Poi ovviamente, ci saranno da valutare i movimenti sul mercato (quello di questa estate non può proprio fare testo, visti i tempi oggettivamente impossibili in cui è stato progettato e messo in pratica), la gestione dei momenti complicati, e tutto il resto. Però il bilancio (dopo soli 5 mesi, sarà bene ripeterlo!) più che positivo è quasi irreale.

Passando alla squadra, a quello che si è visto sul campo, c’è una sola parola che può essere utilizzata: “pazienza”. Sì, ci vuole pazienza, l’unione tra ciò che c’era in casa e quello che è arrivato nel suddetto mercato trafelato per ora è qualcosa di dignitoso e nulla più. E’ rimasto Chiesa, controvoglia, bisogna dirlo onestamente, ma per il momento è ancora solo la controfigura del giocatore che è stato e che sicuramente sarà in futuro (qui o da un’altra parte). A fargli compagnia là davanti è arrivato un campione assoluto come Ribery, vetusto quanto si vuole ma sempre un lusso incredibile per una piazza come Firenze. E quanto conti averlo in campo si è visto in queste ultime due partite in cui è mancato: potrebbe anche stare fermo in mezzo al prato (cosa che peraltro non fa, tutt’altro) ma la sua solo presenza allarmerebbe le squadre avversarie. Con questo duo la squadra ha funzionato più che bene, quando la coppia si è forzatamente spezzata il tutto si è fatto molto più complicato. A centrocampo però è apparsa “la cometa”: Gaetano Castrovilli. Ragazzo di cui si erano intuite le potenzialità già in primavera e che poi con decisione saggia (ne prendeva anche Corvino ogni tanto) fu mandato a farsi le ossa in serie B. Tornato questa estate sembrava ancora con la valigia in mano, pronto ad esser spedito ad un nuovo indirizzo, ma il suo rendimento nella tournee americana fece uscire a Montella un: “Fermi tutti, questo resta qua!”. Ed ecco che la Fiorentina si trova in carniere la probabilissima prossima mezzala della nazionale italiana. Uno che oltre ad una personalità dirompente, pur nella compostezza più assoluta, adesso sta mostrando insospettabili doti di goleador. Due gol di testa veramente da attaccante di razza, per tempi di esecuzione e stile, quelli delle ultime due giornate. Insomma, vada come vada la stagione, una pepita d’oro sarà rimasta nella “batea” viola. Per il resto, detto dell’ottimo rendimento di Caceres finché i muscoli hanno tenuto, il problema della squadra sono i ricambi. Specie a centrocampo. Tolto Benassi, ancora accettabile, “i residui” della precedente gestione non sono presentabili, e quindi Montella miracoli non può farne.

Già, Montella, rimasto inaspettatamente a Firenze (appena cambiata proprietà sui giornali si sprecavano nomi per il nuovo allenatore) ha iniziato con una certa diffidenza, palpabile sui social, da parte della tifoseria. Poi l’idea di proporre una Fiorentina senza punte di ruolo ha portato risultati in serie e quindi anche un ritorno di fiducia, ma poi alle prime difficoltà il partito di quelli che non lo sopportano ha ripreso vigore. Probabile che si viaggi su questa altalena fino alla fine della stagione: il lascito del tragico finale dello scorso campionato pesa, e Montella da parte sua è una che le critiche le sopporta il giusto. E siccome i fiorentini sono un popolo notoriamente di rompicoglioni (sempre lì a borbottare come un pentolone col lampredotto lasciato a sobbollire a fuoco basso) la convivenza è, e sarà, complicata. Molto dipenderà anche dal mercato di gennaio: se Rocco deciderà di muoversi pesantemente (possibile, ma non probabile) allora non ci saranno più scuse per il tecnico, altrimenti si procederà più o meno serenamente fino al termine del campionato. Poi come si sa “il futuro è in grembo a Giove” e fare previsioni per la prossima stagione è decisamente prematuro.

Infine i tifosi: come si diceva la tranquillità non è caratteristica precipua dei sostenitori viola. Anni di Della Valle li avevano anestetizzati a dovere, però ora tutto torna all’antico: in positivo con una montagna di abbonamenti sottoscritti e vere e proprie migrazioni anche per trasferte disagiate per orari e distanze. In negativo con “la sete” disperata di risultati positivi che mal si attaglia al momento di transizione. Pesando le due cose comunque, almeno per ora, il barometro volge decisamente al bello. Il tempo meteorologico invece no, ieri acqua a catinelle sulla gran parte dei tifosi giunti al Franchi. Non che sia una novità ovviamente, ma ogni volta ci si sente come uomini preistorici, mentre il mondo va avanti a forza di stadi coperti e magari anche riscaldati o raffreddati a seconda delle evenienze. Ecco, la questione nuovo stadio sarà quella su cui si “parrà la nobilitate” di Rocco and company: ci hanno provato in tanti a sconfiggere “il mostro a due teste” politico-burocratico che rende impossibile costruire un nuovo impianto a Firenze (e non solo a Firenze per dire la verità), riuscirà il cavaliere alato venuto da oltreoceano nell’impresa titanica? Difficile, molto difficile, lui ci mette soldi ed entusiasmo ma non basta. Serve mettere insieme mille tessere come in un gigantesco puzzle, un complicato sistema di pesi e contrappesi molto lontano dalla logica aziendale americana e dal “fast fast fast” che Commisso ripete come un mantra. Però se c’è una speranza, un momento per credere nell’impresa, è questo. Altrimenti nel 2100 a Firenze si andrà allo stadio con i motorini volanti ma si continuerà, implacabilmente, a prendere l’acqua ogni volta che piove.