IL LIBERISMO NON PRODUCE AUTORITÀ E NEPPURE UOMINI FORTI

DI FRANCESCO ERSPAMER

Non mi piacciono gli uomini forti, i capi e i condottieri che si credono autorizzati a prendere scorciatoie ed esentati dal rispetto delle leggi e delle tradizioni, non mi piacciono neanche i leader, che è l’anglicismo usato per riportare in Italia e in altri paesi una figura, quella del duce, del führer o del padrone, che chiamata in quei modi avrebbe provocato sospetti. Capisco invece il bisogno di autorità della gente, di un’autorità intenzionalmente indebolita dalla deregulation morale e culturale promossa dalla più avida e ignorante classe dirigente della Storia al solo fine di permettere a sé stessa la conquista, barando, di un potere anch’esso senza precedenti in quanto esteso a livello planetario.
Il punto è questo: che il liberismo non produce autorità e neppure uomini forti: perché non sa che farsene, anzi ostacolerebbero un’egemonia fondata sulla mancanza di norme e sul caso. Al liberismo non interessa la virtù e non vuole che chi ha meriti ottenga il successo; al liberismo interessa solo il successo e vuole che chi l’ha ottenuto, in qualsiasi modo e a qualsiasi prezzo sociale, venga considerato virtuoso e meritevole.
Salvini, come Trump, non è un uomo forte. Entrambi sono uomini pavidi, insicuri, di una mediocrità resa tragica dalla loro supponenza e dal loro egocentrismo: e per questo sono facilmente influenzabili. Da chi? No, non da un grande burattinaio: dietro non c’è alcun disegno e neppure una grande narrazione ideologica, politica, religiosa; il consumismo totale del neocapitalismo non le tollera e ha lasciato solo detriti, che a volte usa ma senza crederci e solo per poco, dilapidandoli come ha fatto con le risorse naturali e con il patrimonio culturale ereditati dal passato. Nel deserto di valori che questo modello ha causato, la gente si beve qualsiasi cosa ed è grata a coloro che l’hanno assetata per le gocce che le lasciano cadere in bocca.
Tuttavia il giustificato pessimismo della ragione non è sufficiente; peggio, è complicità. Serve ottimismo dell’azione, un ottimismo eroico che si alimenti di sé stesso e non di risultati che verranno troppo in là. Ma c’è piacere nella lotta comune, nella resistenza insieme ad altri, che un tempo chiamavamo compagni o fratelli. Contro i fragili uomini forti di oggi, in balia di forze caotiche e distruttive, serve un partito forte, un sodalizio di persone di buona volontà, indurite dalla necessità, lucide, determinate, coraggiose. Le lamentele, l’autocompatimento, le paure ci penalizzano. Né in giro ci sono uomini forti, solo uomini mascherati da uomini forti; e popoli abituati ad accontentarsi delle maschere e delle cazzate dei media. Però può svilupparsi un movimento che ne esprima l’aspirazione, non sopita, a un mondo migliore. Il M5S è stato un primo passo; ora deve adeguarsi, attrezzarsi per continuare a oltranza una guerra difficile e crudele, abbandonando ogni ingenuità e infantilismo e liberandosi di chi pensava che si sarebbe trattato di una passeggiata.