ILVA = IL FALLIMENTO DEL SISTEMA ITALIA

DI SIMONE BONZANO

“Per questo Governo la questione #Ilva ha massima priorità. Già domani pomeriggio ho convocato a Palazzo Chigi i vertici di #ArcelorMittal. Faremo di tutto per tutelare investimenti produttivi, livelli occupazionali e per proseguire il piano ambientale”
Così Conte commenta la decisione di ArcelorMittal di recedere dall’acquisizione di Ilva. Ed è l’ennesima debacle politica sulla questione perché è proprio il Governo Conte (nelle sue due versioni e nelle sue due maggioranze) ad aver causato la decisione del gruppo franco-indiano.
Ed è sempre il Governo (sia Conte I che Conte II) ad aver fatto saltare il piano ambientale.
ArcelorMittal doveva investire 4 mld nell’Ilva, mantenere la produzione e portare avanti la bonifica ambientale di un impianto (Taranto) non a norma, non per colpa dell’ArcelorMittal, ma per chi Taranto l’aveva costruito e poi gestito (sì, centra, e non poco, lo Stato italiano).
Per bonificare tale l’impianto era necessario lo scudo penale che era presente nell’accordo sottoscritto da Carlo Calenda, era presente ancora nell’accordo firmato da Di Maio ma era stato tolto con il DL crescita (Conte I, votato anche dalla Lega) e poi ripristinato con il DL Salva Imprese (sempre Conte I).
Caduto il Conte 1, il Salva Imprese è stato convertito in Senato, ma durante la discussione in commissione è stato approvato l’emendamento proposto dall’ex-Ministro Lezzi che abrogava per l’ennesima volta lo scudo penale. Il provvedimento, infine è stato approvato con la fiducia, quindi non solo da M5S, ma anche dal resto della maggioranza di governo, ovvero PD, IV e LeU.
La vicenda, che se non coinvolgesse la 2a industria siderurgica europea, 10.000 lavoratori, l’1% del PIL Italiano e il 12% di quello pugliese, sarebbe tragicomica, è l’ennesima dimostrazione del fallimento del modello industriale ed economico italiano. Ilva e la sua malagestione (sia politica che imprenditoriale) non sono che la punta dell’iceberg di un conglomerato di problemi che affliggono il paese da un trentennio.
Per decenni lo sviluppo economico è stato relegato a strumento di consenso politico dei vari partiti (dalla DC al PSI, dal PCI al PD, da FI alla Lega ed ora il M5S) e ILVA ne è un esempio, come Alitalia o i problemi (enormi) di due regioni industriali come Liguria e Piemonte.
Per decenni si costruito un sistema che premia chi disinveste nelle proprie aziende e diventa concessionario pubblico proteggendo così i propri capitali sotto l’ombrello dello Stato.
Per decenni – come riporta un fantastico articolo del Sole che riporto in calce – si è deciso di disinvestire dalla formazione, dall’istruzione e dalla ricerca (sia accademica che privata) impoverendo il know-how italiano che – a parte rari casi virtuosi – si è andato ad impoverire.
Per decenni abbiamo perso competitività e non attraiamo investimenti ad alto valore aggiunto. Perché investire in Italia? Perché abbiamo un bel clima?
Per decenni si è continuato a investire poco e male, a penalizzare ogni forma di economia reale (che crea lavoro) cercando di rimediare con soldi pubblici e innescando quel circolo vizioso negativo in cui viviamo. In pratica, l’Italia ha sempre cercato di risolvere i problemi senza mai prevenirli. E nel farlo ha cercato capri espiatori (imprenditori, sistema mondiale etc.) quando il problema è prettamente strutturale.
Per decenni, infatti, si è deciso di preservare un sistema paese fermo agli anni 70 godendosi la pacchia che furono gli anni 80/90 ed ignorando che il mondo stava andando avanti senza l’Italia. Il problema, infatti, non è se applicare ricette di sinistra o destra, ma che chiunque abbia governato (sinistra e destra) ha sempre reiterato gli stessi atteggiamenti controproducenti.
Euro, globalizzazione etc. non c’entrano perché non spiegano come mai l’Italia sia sempre il paese che cresce meno quando gli altri crescono e subisca di più quando gli altri rallentano.
Finché non si affrontano i problemi di un paese che si dichiara “fondato sul lavoro”, ma da decenni fa di tutto per penalizzarlo (sia quello autonomo ed imprenditoriale che quello dipendente), continueremo a vedere casi Ilva.