DIETRO IL SUICIDIO DEL GIOVANE IMMIGRATO, C’E’ (ANCHE) L’INADEGUATEZZA DEL PRONTO SOCCORSO

DI ONOFRIO DISPENZA

L’altra sera ad Agrigento si è verificato quello che in qualche modo qualcuno aveva avvertito che poteva accadere: un giovane immigrato, un paziente fragile, giunto in ospedale in ambulanza, con problemi psichiatrici (per lui pare fosse stata richiesta, intatti, una visita specialistica), piuttosto che essere preso in carico presso l’area di Emergenza dell’ospedale (non soltanto per assicurargli assistenza ma anche per fornirgli protezione) di fatto è stato abbandonato a se stesso, “posteggiato” incustodito “libero” di andare dove voleva e fare ciò che voleva. Anche togliersi la vita.
La storia la sapete, è stato Globalist a dargli spazio, è quella di un giovane immigrato, ospitato in una struttura vicina ad Agrigento, che prima è stato portato in ospedale, quindi messo nella lista dei “codice verde”, ma perso di vista, trovato soltanto quando penzolava col cappio al collo fatto con la tracolla della borsa che aveva portato appresso. Una storia che ha colpito i nostri lettori, ad averla letta sono già in 12mila, tantissime le condivisioni. La morte del giovane marocchino, avvenuta tragicamente l’altro ieri nei pressi del pronto soccorso di Agrigento è figlia di leggerezze, di scelte sbagliate, quelle che abbondano nella sanità. Frutto di competenze discutibili di posti di responsabilità decise non sulla base del merito, ma in altre stanze, per altre logiche, distanti dalle necessità della salute pubblica. Pare che qualche anno fa i vertici dell’Azienda ospedaliera di Agrigento decisero di ristrutturare per l’ennesima volta il Pronto Soccorso dell’Ospedale, per adeguarlo a nuovi standard, capaci di rispondere alla delicatezza del servizio. Il progetto di ristrutturazione fu affidato ad un geometra, allora precario e che in realtà avrebbe dovuto svolgere solo le mansioni di ausiliario. Anche dopo la stabilizzazione.
Comunque, quanto meno era geometra. Nelle aziende sanitarie – anche in quella di Agrigento – può capitare, come è capitato, che direttori dell’Ufficio tecnico fossero titolari non di laurea in ingegneria o architettura, ma in giurisprudenza o sociologia. Ma torniamo alla ristrutturazione del delicato ambiente del Pronto Soccorso. Se il progetto fosse stato sottoposto ad un architetto competente nella realizzazione di strutture ospedaliere, o soltanto ad un medico che ogni giorno ha pratica di cosa occorra in un Pronto soccorso, immediata sarebbe apparso un grave e pericoloso errore concettuale. Il progetto, infatti non prevedeva un’area di osservazione dei pazienti dopo il triage, la prima accoglienza. Il box dove era previsto, e dove poi sarebbe stato realizzato il triage, appariva decisamente isolato rispetto alla zona prevista per l’attesa dei pazienti, dopo il triage. Inoltre, questa zona di attesa a sua volta appariva (ed ora è) nettamente separata dalla zona degli ambulatori medici e delle sale di emergenza dove devono successivamente giungere i pazienti. Tutto, senza possibilità di controllo visivo diretto o attraverso monitor.
Si poteva prevedere quel che è accaduto l’altra sera: accoglienza di un paziente con preoccupanti problemi psichiatrici, assegnazione del “codice verde”, sostanziale “smarrimento” del paziente. Lasciato a sostare senza nessun controllo in una sorta di terra di nessuno. L’altra sera il tragico epilogo, ma il rischio di un paziente che peggiora in una “zona buia” è pericolo quotidiano. Condizioni che mettono a rischio lo stesso personale, che rischiano di gravare di responsabilità sanitari e parasanitari. Leggerezze, approssimazioni e miopie che vengono a galla e propongono drammaticamente il peso di ambienti inidonei e male organizzati, magari frutto di lavori di ristrutturazione costati tanto.
L’intervento al Pronto soccorso di Agrigento, risultato poco idoneo al delicato compito, pare sia costato più di mezzo milione di euro. Per quell’intervento, la struttura rimase agibile solo in parte per quasi due anni. Due lunghissimi anni di disagi per il personale e per l’utenza. Antefatti, premessa e retroscena che sarebbe il caso entrassero nell’inchiesta interna avviata dopo il suicidio del giovane immigrato. Ma, probabilmente le conclusioni saranno parte della stessa storia qui sommariamente raccontata. Poi c’è l’inchiesta della magistratura. E questa può essere un’altra storia.

https://www.globalist.it/news/2019/11/06/dietro-il-suicidio-del-giovane-immigrato-c-e-anche-l-inadeguatezza-del-pronto-soccorso-2048665.html?fbclid=IwAR0-QlmG8PEafpUGOufTgQh9QdgCF9iJeb2H3ClrkjN-BGKJmYbtY1xndvc