JUVE SUL FILO DEL RASOIO:10 VITTORIE CON UN SOLO GOL DI SCARTO. E RONALDO…

di VANNI PUZZOLO

Anche contro la Lokomotiv decisiva la panchina. E qualche tifoso inizia a farsi domande su Ronaldo

Juventus unica squadra imbattuta nei top campionati europei.
Juventus già qualificata agli ottavi in Champions League.
Ma Juventus… in affanno.

Tre facce di una medaglia impossibile da realizzare ma che raccontano abbastanza bene le anime di una squadra che viaggia a ritmi pazzeschi senza ancora incantare la platea come ci si attendeva dalla cura Sarri.

Insomma tante vittorie si, ma il “sarrismo” è un’altra cosa.

Anzi, tante volte deve ricorrere alla panchina per dare la svolta, vince di misura e trova i tre punti “solo” nei minuti finali.
La stessa cosa che accadeva con Allegri, la partita è equilibrata? Tranquillo la vince la
Juve. Come? Con le risorse della panchina che in Italia, e a volte in Europa, fanno sempre la differenza.
Ma allora si chiedono i tifosi: “ perché è stato allontanato Allegri? Che fra l’altro di gol ne prendeva anche meno?

Ad essere sinceri la Juve Sarriana gin d’ora si è vista solo tre volte: a Madrid, seppur rimontata alla fine, per un ora con il Napoli pur li rimontata da 3-0 a 3-3 ( con la vittoria che è poi arrivata grazie al disgraziato autorete di Kulibaly) e a Milano con l’Inter (con i meravigliosi 24 tocchi consecutivi che anno portato al gol vittoria di Higuain).
Stop. Tutto il resto noioso giro palla, tanti gol presi e vittorie acciuffate alla fine.

Il famoso pelo nell’uovo, i dettagli che fanno la differenza, un’analisi al microscopio: questo è ciò che avviene sulla pelle della Juve, inevitabile per chi domina in Serie A da tanti anni, può schierare uno dei due talenti mondiali più grandi (che merita un capitolo a parte) e ha nel sogno Champions un obiettivo ormai dichiarato da tanto.

La medaglia di inizio discorso ritorna, a due facce, analizzando le dieci vittorie di misura su quindici: i bianconeri corrono spesso sul filo del rasoio ma alla fine hanno quasi sempre la meglio.

Al netto dei pareggi, solo contro Spal e Bayer Leverkusen la Juve ha vinto con oltre un gol di scarto e per sei volte nelle quindici partite stagionali ha trovato la rete (o le reti, vedi allo Stadium contro la Lokomotiv) nel quarto d’ora finale.
Una prova di forza, certo, anche una mentalità spalmata sugli interi novanta minuti.

Un merito acquisito nel corso di questi anni ricchi di vittorie ma non una garanzia di successo, e non sempre la carta vincente è quella che arriva dalla panchina (vedi Higuain nel derby e a Milano,o ieri con Douglas Costa, arma fondamentale per il nuovo corso tecnico).

Per questo Sarri ripete che bisogna gestire meglio le partite, essere più concreti in zona offensiva, andare oltre i tabellini che recitano spesso e volentieri tiri verso la porta a due cifre quando poi il computo dei gol va raramente oltre i due.

E poi c’è Ronaldo

Qualche tifoso qualche domanda comincia a farsela. Al di la della presopopea mediatica che gli fanno telecronisti e c. ogni volta che tocca la palla.

Il campione portoghese non si è mai distinto per altruismo ma bensì per essere un meraviglioso solista, poco al servizio della squadra, molto al servizio di se stesso, ma tutto gli si perdona finché i suoi tiri sono letali.

Ora gioca un calcio molto fine a se stesso, non da’ l’idea di avere una gran condizione atletica e soprattutto calcia spesso in porta, a volte in maniera futile, ma la centra veramente poco.

Cristiano Ronaldo, anche ieri in ombra, pure nervoso al momento del cambio, come se
fosse un reato di lesa maestà toglierlo, e non in diritto sacrosanto dell’allenatore (che alla fine ha parlato di un piccolo infortunio per indicare il motivo del cambio, come per giustificarsi).

Nessun dubbio sul giocatore, qualcuno in più sulla carta d’identità: bisogna veramente iniziare a centellinarne le presenze? E come lo si spiega ad un cinque (forse sei) Pallone d’Oro?
Tutte domande alle quali cercherà di rispondere nelle prossime settimane.
Certo, da primi in campionato e con gli ottavi di Champions in tasca è tutto più facile.

Ma il difficile viene ora, rivincere il
Campionato per Sarri è quasi un obbligo, e possibilmente giocando meglio, ma
In Europa per andare avanti servirà giocare bene e meglio e soprattutto servirà il vero Ronaldo.