LA DESTRA E IL CASO DELL’ILVA, UNO SPETTACOLO OSCENO

DI ALBERTO BENZONI


Personalmente, non sono in grado di dare lezioni a nessuno sul caso Ilva. Nè indicando cosa potesse essere fatto e non è stato fatto nè contestando, su questo punto o su quello, le cose sono state fatte.
Forse la partita era perduta sin dall’inizio. Forse non si poteva conciliare la salvaguardia del posto del lavoro con quella dell’ambiente. Forse non si poteva avere insieme l’intervento di Acelor Mittal e la garanzia del posto di lavoro. Forse l’operatore economico prescelto non era quello giusto. O forse sì. Attendo con ansia qualcuno che, tra le nostre file, sia in grado di raccontare la vicenda in modo adeguato. Perchè, se non ci fosse, saremmo proprio alla canna del gas.
Avverto però, con le viscere, due cose.
La prima è che tutta la vicenda è stata segnata dalla resa dello Stato. Prima, regalando ai Riva, per un pezzo di pane e senza impegni di sorta, un gioiello del nostro sistema industriale, per vederselo ridotto a una macchinetta per fare soldi. Poi, rinunciando a qualsiasi ipotesi di nazionalizzazione (“l’Europa non ce lo consentirebbe”; quante volte abbiamo sentito questa musica). Infine, nella situazione di inferiorità che dall’inizio ha segnato la nostra trattativa con gli indiani.
Sia come sia, la più elementare decenza, politica e morale avrebbe richiesto che in questa fase drammatica, l’Italia e i suoi governanti, potessero sentire dietro di sè la solidarietà e l’incoraggiamento (accompagnato magari da critiche/suggerimenti) del Parlamento e del paese. E invece no, E invece tutti ad attaccare Conte come responsabile primo del voltafaccia del privato; e, di conseguenza, a giustificare, oggettivamente le scelte di quest’ultimo.
Uno schifo. Una vergogna. Specie se proviene da quanti fanno professione di sovraniismo ad ogni piè sospinto.
Un principio che vale, evidentemente, quando si tratta di mettere i piedi in testa ai poveracci. Mentre, per i portatori di quattrini, c’è il massimo rispetto: che si tratti di americani, di russi o di indiani.
Come è noto, i soldi non hanno frontiere; e, soprattutto, non puzzano.