LA VICENDA EX ILVA POTREBBE AVERE UN ASPETTO POSITIVO, QUELLO DI RIAVVICINARE LE FORZE POLITICHE

DI MARINA POMANTE

Si placano gli attacchi al governo, sulla manovra o sulla presunta pioggia di tasse, che secondo l’opposizione, investirà gli italiani.
Sono finiti, o meglio, sono sospesi, perchè ora la patata bollente per l’esecutivo giallorosso è l’ArcelorMittal e la sua decisione di abbandonare l’Ilva. Il premier è inferocito, sono a rischio, oltre alla produzione d’aciaio, circa 11mila famiglie.

Fiom Fim e Uilm hanno indetto uno sciopero di 24 ore per l’intero Gruppo Arcelor Mittal ex Ilva a partire dalle ore 7 di venerdì 8 novembre 2019, per il sito di Taranto come già programmato e per tutti gli altri stabilimenti.

I sindacati hanno definito “intollerabile” il risultato dell’incontro tra Giuseppe Conte e i vertici di Arcelor Mittal. Il tavolo aveva lo scopo di far ritirare la procedura di disimpegno dall’Ilva che era stata annunciata lo scorso 4 novembre.
Intanto davanti alla direzione dello stabilimento siderurgico Arcelor Mittal di Taranto, prosegue il presidio di lavoratori, scattato dopo che la società ha confermato la volontà di recesso.

La proposta realmente indecente è stata formulata ieri da Lakshmi Mittal e Aditya Mittal, padre e figlio, Ceo e Cfo della multinazionale franco-indiana, che hanno posto come condizione per rimanere, il ricorso a 5000 esuberi. Un taglio all’occupazione di circa la metà dell’organico, una condizione che il governo ha immediatamente giudicato inaccettabile.

Ad ogni modo, la procedura di retrocessione dei rami d’azienda con la “restituzione” degli impianti e dei lavoratori all’Ilva in amministrazione straordinaria, è gia iniziata.
Il premier Giuseppe Conte, ha chiesto ai vertici aziendali di prendersi un paio di giorni per l’elaborazione di una proposta sostenibile, annunciando inoltre che nel pomeriggio si aprirà un tavolo di crisi al quale saranno presenti il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, e i sindacati.

In un intervento a “Uno mattina” il segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra ha dichiarato: “Non possiamo perdere nessun posto di lavoro. La vicenda Ilva è lo specchio evidente di come i temi dell’impresa e del lavoro in questo paese diventano terreno di scontro politico dentro il governo, tra maggioranza ed opposizione”. poi facendo il punto della situazione ha precisato: “Il Paese ha perso la bussola della politica Industriale. E’ del tutto inaccettabile e cinico l’atteggiamento di ArcelorMittal che a meno di un anno dalla firma dell’accordo che ha dato luogo al piano industriale per la ex Ilva che rilanciava e assicurava quantità e capacità produttiva, difesa dell’occupazione ed investimenti per l’ambientalizzazione e la messa in sicurezza degli impianti, oggi ritratta tutto addirittura ventilando l’ipotesi di 5000 esuberi che sono per noi un fatto davvero inaccettabile”.

il segretario Uilm Taranto, Antonio Talò, ha dichiarato: “lo stabilimento Taranto si fermerà da solo, andrà inevitabilmente alla fermata”. Talò stamani era nella sede del consiglio di fabbrica insieme agli altri delegati della sua organizzazione. Ci si prepara allo sciopero di 24 ore di domani insieme alla Fiom Cgil. “ArcelorMittal ha bloccato le imprese, ha stoppato gli ordini, ha fermato gli approvvigionamenti, anche quelli dei minerali, è chiaro che in questa situazione c’è ormai un conto alla rovescia verso lo stop”.

In un’intervista al Corriere della Sera, il ministro Boccia dice: “Non sono sorpreso, lo sapevo che con loro sarebbe finita così e in politica non c’è cosa peggiore”, aggiungendo che “L’operazione è nata con Renzi, Calenda ed è stata chiusa con Di Maio”. il ministro per gli Affari regionali dice anche che la sua “previsione funesta” e’ agli atti in Parlamento, e alla fine “purtroppo si è realizzata”. E poi sottolinea che: “Michele Emiliano e io dicevamo che era un errore assegnare l’azienda a Mittal ci prendevano per matti. Tutti dicevano che quella con ArcelorMittal era una grande operazione, mentre io, da deputato e da pugliese, ero stato l’unico in Parlamento a dire che la cordata Mittal non dava garanzie adeguate sulle prospettive industriali”.

Il nocciolo è proprio sulla questione delle prospettive industriali, infatti sebbene Conte abbia provato a far fare dietrofront a Mittal, offrendo il riprisino dello “scudo penale”, la decisione della società non è mutata.

Ma cosa s’intende per scudo penale? E’ una misura che mette al riparo proprietari e dirigenti dal rischio di venire coinvolti in cause per problemi ambientali e di sicurezza, scaturiti però dalle precedenti amministrazioni degli stabilimenti.
Nei giorni scorsi Lo scudo penale aveva subito una revisione che ne ammorbitiva i poteri. Una decisione voluta dal Parlamento.
Inizialmente, di fatto, era parsa questa la motivazione che aveva suscitato la “resa” di ArcelorMittal.

Le forze di maggioranza facendo seguito alle critiche al governo ed alle invocazioni dell’oppposizione di “dimissioni e subito al voto” hanno replicato ammonendo chi strumentalizza sulla pelle di 11mila lavoratori.
Da Conte arriva l’esortazione alle forze politiche a trattare la questione come un fatto nazionale che non preveda schieramenti di partito, nel nome della salvaguardia dell’occupazione.

Ci sono momenti in cui gli avversari debbono lasciar da parte le ostilità e fare cerchio intorno al problema, non c’è spazio, in questi casi, per accuse reciproche e ripicche sciocche e asservite alla sola propaganda. E questo è sicuramente uno di quei casi.

La vicenda ex Ilva potrebbe avere un portato positivo, quello di riavvicinare le forze politiche. Ma non è detto che accada (di M. Pomante)