PLASTIC TAX, L’ALTERNATIVA SEMBRA POSSIBILE

DI FRANCO FREDIANI

Vizio atavico quello Italiano, di estremizzare ed etichettare ogni argomento o questione di una certa importanza, senza cercare di non farlo diventare un problema di stato. Così è per la “questione plastica”, argomento salito alla ribalta della cronaca, più per la recente proposta di istituire una PLASTIC TAX, che per una vera presa di coscienza di quanto sia dannoso l’impatto di questo materiale sull’ecosistema.
Premesso che tra un anno la stessa Unione Europea obbligherà l’Italia ad uniformarsi a criteri ben precisi per lo smaltimento della plastica, è sicuramente necessario che in tempi brevi venga dato un segno concreto che vada nella direzione di una riconversione ambientale, soprattutto mettendo un freno all’uso di questo materiale che sta alterando l’intero ecosistema.
Per capire meglio la situazione non occorre andare molto lontano; basta riflettere sui dati provenienti da quella che oggi è stata denominata la PACKAGING VALLEY, ovvero, la fascia territoriale che si estende da Ferrara a Rimini. Una filiera produttiva dove sono dislocate 230 aziende con circa 17.800 lavoratori che si occupano dell’imballaggio (packaging) dei prodotti agroalimentari, usando come materiale principale, la plastica.
Non basta svegliarsi una mattina e decidere che qualcosa deve essere cambiato; bisogna capire come si possono operare cambiamenti senza aggiungere al danno anche la beffa.
Nessuno dubita del fatto che la plastica sia un materiale da “sostituire”, nocivo all’equilibrio di un ecosistema già da tempo gravemente compromesso. La via è questa, ma non possono non venire considerati alcuni fattori che coinvolgono la vita stessa delle persone. Il lavoro e le attività produttive non sono particolari di seconda scelta.
Si parla di un fatturato nazionale che si aggira sui 45 mln di euro, sul quale, se entrasse in vigore la “TAX”, graverebbe una penalizzazione di 10 mln di euro, considerando che la stessa viene calcolata sulla base di 1 euro al chilogrammo.

Ci resta difficile pensare che si possa eliminare il problema dello smaltimento dei rifiuti plastici attraverso l’applicazione di una tassa, la quale andrebbe a penalizzare una grossa parte delle attività produttive del settore. Quale destino verrebbe riservato ai lavoratori? Qualcuno forse si illude che un’azienda sia in grado di mantenere lo stesso organico qualora venisse gravata di tasse dall’importo milionario?
In Emilia-Romagna si trova il 40% della produzione Europea di imballaggi di prodotti ortofrutticoli, con 5 mld di fatturato sul totale nazionale italiano che si aggira sui 7/8. In poche parole si parla del 62% del fatturato totale del nostro paese.
Numeri e dati sul fatturato rimandano alla produttività e questa all’occupazione. Logico che si imponga una seria riflessione che, a quanto è dato sapere, c’è stata e sembra sia già iniziato, o quanto meno sia preventivato proprio per i prossimi giorni, un incontro tra il ministro Gualtieri, il presidente della Regione Bonaccini e tutti i soggetti attivi e impegnati nel comparto, ovvero, rappresentanti sindacali, associazioni dei consumatori e naturalmente rappresentanti delle aziende.
La Regione Emilia-Romagna ha fatto sapere che verrà messa a punto, in tempi brevissimi, una delibera che punta ad incentivare le aziende alla riconversione dei materiali plastici in materiali biocompatibili e/o alternativi.
Non esitano a chiamarlo piano PLASTIC FREE, da qualcuno frettolosamente bollato come idea utopistica. In realtà sono diversi i modi di ridurre drasticamente i livelli di uso della plastica, e quando non fosse possibile farne a meno, si potrebbe optare per un suo riciclaggio.
Il dato da mettere in evidenza è quello di una pronta presa di coscienza soprattutto da parte dell’Amministrazione regionale Emiliano-Romagnola, alla quale sta facendo seguito un percorso, altrettanto tempestivo, che vede lo stesso governo impegnato nella rimodulazione del provvedimento che sembrava in procinto di essere applicato.