ROGHI DI LIBRI IN UNA ROMA CHE VUOLE RIALZARE LA TESTA

DI LUCA SOLDI

La Pecora Elettrica doveva tornare all’ovile come si leggeva con speranza nel cartello pubblicitario che annunciava la riapertura dopo sei mesi di vuoto.
Quel luogo doveva tornare a riaprire i battenti dopo che proprio il 25 aprile un attentato aveva distrutto gran parte del locale che ospitava questa libreria così impegnata nella Centocelle di Roma.
Quella libreria rappresentava un presidio della cultura, uno spazio di crescita in un quartiere che in troppi vogliono in balia delle paure.

Sì perché la Pecora Elettrica era un luogo che disturbava per essere un baluardo contro il peggiore dei mali: il degrado delle periferie.
Ed i vicini, i frequentatori, le persone del quartiere già dopo quel 25 aprile si erano ancor fatte presenti e solidali
Era stata aperta una raccolta di fondi che aveva contribuito in modo importante a ridare vita alla libreria.

Ormai prossimi alla riapertura dei locali i proprie che la gestivano avevano scritto :

“Il 7/11 riapriremo il nostro ristrutturato locale. Brinderemo a voi che avete sostenuto #lapecoraresite, perchè grazie al vostro sostegno potremo continuare ad essere la libreria di accoglienza, confronto e condivisione che conoscete”

È così che libreria-bistrot antifascista nel quartiere romano di Centocelle, che avrebbe dovuto riaprire riaprire il 7 novembre dovrà ripartire da capo.

Ed ancora una volta questa libreria è stata di nuovo data alle fiamme. Parla uno dei proprietari, Danilo Ruggeri, che in uno sfogo denuncia di sentirsi abbandonato dalle istituzioni.
Non si dà pace.
Non se la sente di ripartite da capo un’altra volta, soprattuto ripercorrendo le fatiche le difficoltà di questi mesi.
“È un attacco da parte di chi vuole questa strada buia”, denunciano gli abitanti del quartiere. “È il terzo attentato incendiario avvenuto su questa strada”, sottolineano
Lo stesso ministro Franceschini è corso a lasciare la propria solidarietà e la vicinanza ai proprietari della libreria ma anche all’intero quartiere colpito in uno dei pochi luoghi dove vince il contrasto alle indifferenze, alle ignoranze. Alle illegalità.

E non si arresta l’onda lunga di solidarietà e in serata circa duemila residenti hanno sfilato a una “marcia di solidarietà e di autodifesa” da piazza dei Mirti, tenendo ben alti dei cartelli a forma di pecora: “Da stasera ci mettiamo per strada perché ci pensano i cittadini, non le istituzioni o i politicanti, a fare la difesa del nostro quartiere”. E non c’è “solo” un quartiere da difendere, non c’è “solo” una questione di presenza verso, contro, un luogo che lo spaccio vorrebbe deserto come qualcuno ha accennato. Insieme alla solidarietà ci sono da scacciare i fantasmi di un passato buio. Ci sono dei rigurgiti che sono lì appena dietro l’angolo.

Torna alla mente, mentre nella sera si sono radunate tante persone, una frase di un grande scrittore del nostro tempo proprio sul valore dei libri, Amos Oz:

“C’era come la sensazione che mentre gli uomini vanno e vengono, nascono e muoiono, i libri invece godono di eternità. Quand’ero piccolo, da grande volevo diventare un libro. Non uno scrittore, un libro: perché le persone le si può uccidere come formiche. Anche uno scrittore, non è difficile ucciderlo. Mentre un libro, quand’anche lo si distrugga con metodo, è probabile che un esemplare comunque si salvi e preservi la sua vita di scaffale, una vita eterna, muta, su un ripiano dimenticato in qualche sperduta biblioteca a Reykjavik, Valladolid, Vancouver”.