UNA OGNI TRE GIORNI. RIFLESSIONE SUL 25 NOVEMBRE

DI ELISA BENZONI

Un femminicidio ogni tre giorni. Questi i numeri drammatici nel nostro Paese che hanno portato a parlare di emergenza sociale e hanno portato alla creazione negli anni Novanta di un neologismo “femminicidio”: omicidi basati sul genere che vedono vittima la donna in quanto donna.
Il 25 novembre, si celebrerà la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che l’Onu ha ufficializzato nel 1981 e che l’Italia ha fatto propria nel 2005. E’ un modo per riportare l’attenzione su una brutale emergenza dettata dai numeri, nel nostro Paese come nel mondo.
Singolare, ma neanche poi tanto, che negli ultimi decenni (il dato è dell’Istat) gli omicidi di uomini calino in maniera importante mentre quelli delle donne rimangano sostanzialmente nel tempo costanti. Segno che mentre qualcosa si muove in senso positivo in termini di sicurezza sociale, questa evoluzione positiva non riguarda le donne, o meglio non riguarda gli uomini che uccidono le donne.
Una ogni tre giorni.
Si tratta per lo più di omicidi perpetrati all’interno delle mura domestiche o all’interno di relazioni magari interrotte per volere di una donna. Ma non si tratta “solo” di questo. Si tratta di stalking, maltrattamenti in famiglia, violenze sessuali, percosse, situazioni di cui è veramente difficile avere i numeri, perché per lo più riguardano fatti non denunciati. E qui i numeri davvero diventerebbero enormi. Un dato così permeante da coinvolgerci tutti. Senza arrivare all’omicidio, quante di noi donne hanno subito, dopo aver magari deciso di chiudere una relazione amorosa, molestie, stalking, violenze magari non fisiche, o magari anche fisiche anche se di importanza limitata? Abbiamo tutte storie da raccontare. Davvero tutte.
Una ogni tre giorni.
Ma c’è bisogno a questo punto di fare un salto di qualità. Che ci sia una emergenza ormai è chiaro; che i media si interessino della cosa, altrettanto; che le forze dell’ordine e il personale medico prestino attenzione a situazioni del genere, è realtà; che il femminicidio, seppure non reato a sé, sia considerato un aggravante è un fatto.
E intanto ci hanno spiegato come muoverci, cosa accettare e cosa no, abbiamo fatto corsi di autodifesa, sono state realizzate residenze protette ad hoc. Insomma abbiamo cercato di organizzarci ma a quanto pare i risultati non arrivano. Quelli a essere rimasti fuori da questo percorso che consideriamo virtuoso, e in cui siamo noi donne a dover fare tutto (spesso anche accusate di essere troppo deboli, di non aver capito, di aver lasciato fare…), sono gli uomini.
Una ogni tre giorni.
Gli uomini, anche quelli sani, non hanno mai riflettuto sul fatto che nel loro DNA ci deve essere una forma di aggressività, che se non gestita, può portare a questo. Non è una questione sessista, ma una riflessione oggettiva la mia. Ecco gli uomini non hanno mai provato a farsi domande di questo tipo, cercando in primis di individuare in se stessi quelle che potrebbero essere punti di partenza pericolosi che sviluppati potrebbero portare alla violenza. E non sono stati sensibilizzati neanche a riconoscere e a stigmatizzare la violenza nei propri simili.
Una ogni tre giorni.
Una violenza che è violenza primitiva e non solo perché gli omicidi (nel 50 per cento dei casi) avvengono con armi da taglio o oggetti contundenti, ma anche perché è basata sulla più becera delle leggi: quella del più forte fisicamente. Quasi sempre in una situazione in cui si è più deboli emotivamente (semplicemente perché lasciati per decisione altrui).
Una violenza primitiva e becera contro la superiorità emotiva, dunque, dettata nella maggior parte dei casi dall’aver determinato la fine di un rapporto.
E forse alla giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne dovremmo sostituire la giornata contro la violenza degli uomini sulle donne, così perché il concetto sia più chiaro. Soprattutto a voi uomini. E magari a quelle scarpe rosse dell’artista messicana Elina Chauvet, dovremmo sostituire scarpe da uomo, magari rotte e rozze. E’ una questione di punti di vista.
Le donne uccise lo scorso anno sono state 106.
Una ogni tre giorni.