UNICA STRADA, NAZIONALIZZARE L’ILVA

DI GIACOMO RUSSO SPENA

Sono stato 3 volte a Taranto per presentare miei libri, ogni volta si è finito – tra accese polemiche e scazzi – a parlare di ILVA. E’ la questione dirimente per la città. Da un lato chi era per la tutela dei posti di lavoro, dall’altra chi invocava la chiusura dell’impianto stanco di respirare veleni. Il partito dello “sviluppo” (è vero sviluppo quello che produce morte?) contro il partito per la tutela della salute e dell’ambiente. Di mezzo il fallimento dei sindacati e della stessa FIOM che a Taranto, in un primo momento, ha fatto prevalere la proprio cultura lavorista a scapito della salute dei cittadini (e degli operai). Di mezzo una politica supina nei confronti prima dei Riva e ora delle multinazionali. Di mezzo la magistratura che – si guardi la sentenza del 2012 – ha provato ad indicare la strada della riconversione per far coincidere il trittico lavoro/ambiente/salute dei cittadini. Niente.
Dopo anni Taranto resta ostaggio dei ricatti dei “poteri forti”, per ultima dell’ArcelorMittal, che pongono le loro condizioni: o si fa così come diciamo noi o si chiude lo stabilimento con tutte le conseguenze annesse in termini occupazionali e strategici per il Paese.
Per il governo Conte non vedo compromessi possibili, se non palliativi che alla lunga non faranno altro che peggiorare la situazione. A Taranto, come altrove, è il momento di scelte coraggiose e radicali. L’unica soluzione, da anni, è NAZIONALIZZARE l’Ilva. Lo Stato dovrebbe farsene carico – lo dico io che culturalmente non sono uno statalista – provando a bonificare l’impianto e tutelando posti di lavoro.
A Taranto torni la politica, la grande assente.

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