ACCOLTELLA UNA DONNA SUL FRECCIAROSSA TORINO-ROMA. BLOCCATO A BOLOGNA

DI CLAUDIA SABA

Per venti volte, un uomo, ha infilato un coltello nella carne della sua ex compagna.
L’ha colpita al collo, al torace, alle gambe.
Il movente è sempre lo stesso.
Lui, non accettava la fine della loro storia.
Lei è viva per miracolo.
Grazie ai medici dell’ospedale Maggiore di Bologna, intervenuti tempestivamente.
È accaduto ieri mattina intorno alle 10.30, sul Frecciarossa partito da Torino e diretto a Roma.
L’aggressore è stato bloccato dalla Polizia Ferroviaria nella stazione sotterranea di Bologna, grazie alla collaborazione dei passanti.
Per questa volta, una donna si è salvata.
Ma le vittime di femminicidio non vengono soltanto uccise.
Vengono annientate, trucidate, deturpate.
Come oggetti, bambole di pezza.
Con un coltello, una pistola.
Strangolate a mani nude.
Da uomini che non accettano la sconfitta di un “no” e allora non possono ucciderle solo nel fisico.
Devono ammazzarle dentro, fino all’anima.
Distruggere tutto ciò che rappresentano.
Ciò che vogliono essere e sono.
Persone.
Per certi uomini, una donna che pensa, parla, prende decisioni, è qualcosa da annientare.
Da distruggere.
È per questo che si usa il termine “femminicidio”.
Perché chi ammazza una donna va oltre al comune delitto.
Vuole annullare la sua sfera psicologica.
La sua identità, la libertà di essere se’ stessa nel partecipare alla vita pubblica.
Aveva ragione Albert Camus.
Dobbiamo iniziare a chiamare le cose con il loro nome.
E’ questo il primo passo verso il cambiamento.