ITALIANE IN COPPA: RIDE SARRI, CAOS NAPOLI E INTER. RECUPERO FATALE PER LE ROMANE

di VANNI PUZZOLO

La tre giorni di coppe, si rivela un vero disastro per le nostre squadre: 1 vittoria, 3 sconfitte e 2 pareggi il misero bilancio finale.

Solo la Juventus vince, seppur stentando, e dimostra di essere attrezzata per la doppia competizione, le altre non avendo una rosa così ampia, pagano sempre, in un modo o nell’altro le 7 partite in 20/21 giorni che il fitto calendario internazionale impone.

Si usa ripetere che il nostro campionato non è allenante, e che i ritmi che si tengono in Europa sono fuori dalla nostra portata, può anche essere, anche se a volte sembra essere solo un luogo comune.

Sicuramente ora la situazione è peggiorata sensibilmente e, Juve a parte, già qualificata con due turni in anticipo, e anche Napoli a cui serve solo una vittoria, per le altre, la situazione è seriamente compromessa.

CHAMPIONS

La Juve, come spesso le capita, non incanta, ma comunque trova vittoria e qualificazione, con due turni di anticipo.
Sarri, per ora, non riesce a produrre il gioco che tutti si aspettano e per il quale è stato scelto, la sua Juve è ancora un ibrido, e non ha un identità ben precisa, vince le partite con lo stesso metodo Allegri: si gira in panchina e deve solo estrarre dal ricco mazzo di soluzioni il giocatore giusto che entra e risolve.
Agnelli quando gli ha affidato la squadra pensava a qualcosa di diverso, ma ancora c’è tempo, lampi di “ sarrismo” si sono intravisti, aspettiamo che questi diventino una costante.
La sofferta vittoria in Russia, intanto aiuta, fa guadagnare soldi alla Società e serve alle italiane a mantenere un buon ranking, per il resto c’è tempo.
Da notare una animala, per lui, sostituzione di Ronaldo che, ovviamente, non ha gradito, ma che, diciamo noi, ha meritato, anche se poi Sarri l’ha giustificata con un infortunio leggero, chissà quanto veritiero.

L’Atalanta ha trovato e conquistato il suo primo punto storico in Champions.
Nel primo tempo sembrava completamento in balia della corazzata di Guardiola, che era passata presto in vantaggio e aveva pure sbagliato un rigore, poi invece la ripresa ci ha restituito la solita Atalanta bella, spavalda e coraggiosa del campionato.

Ha meritato il pareggio e rimane il rammarico degli ultimi 15 minuti giocati in superiorità numerica e con il City costretto a mettere in porta un giocatore di movimento.
La qualificazione rimane molto difficile, ma tutto può accadere: la squadra di Gasperini deve fare due vittorie che rimangono alla sua portata: Dinamo Zagabria e Shaktar non sono superiori.

Inter e Napoli si complicano come sempre la vita.

L’Inter gioca 45 minuti da favola, mette sotto di due gol il Dortmund ma nella ripresa sciupa tutto con errori, leggerezze, probabilmente anche un calo fisico e chissà cos’altro, e permette la clamorosa rimonta dei tedeschi che alla fine prevalgono 3-2.

Purtroppo questi cali di tensione o di lucidità erano già apparsi sia a Barcellona, che a Sassuolo che a Genova, partite saldamente in mano finite con rimonte, o tentativi di rimonta, ma comunque con l’Inter in affanno che subiva gli avversari rimettendoli in partita.

Conte alla fine si è scagliato contro la Società, rea di avergli dato una rosa troppo stretta e di non aver mantenuto le promesse, e in qualche modo, pur difendendo i calciatori, ha fatto capire di non avere ricambi all’altezza ricordando che anche fra i suoi titolatissimi vi erano troppi giocatori che non avevano vinto nulla e che provenivano da squadre di seconda fascia ( nominando Barella e Sensi).

A tutti è sembrato uno sfogo fuori luogo, fatto nei modi, nei tempi e negli luoghi sbagliati, anche se sostanzialmente qualche ragione Conte ce l’ha.

È probabile che il tecnico salentino abbia voluto lanciare un grido di allarme, anche una richiesta di aiuto: sente la pressione su di lui, capisce che ci sono tante aspettative e sa che competere con la Juventus è un compito improbo, e da lì ecco il suo sfogo.
Toccherà a Marotta, che lo conosce bene, gestire questa situazione e anche i suoi sfoghi, perché uno ogni tanto, magari produce le reazione sperate, ma troppi sembrano proprio inopportuni e destabilizzanti per tutto l’ambiente.

La qualificazione è molto compromessa, anche se l’Inter in fondo è padrona del proprio destino, con due vittorie passerebbe e darebbe un calcio alle critiche, certo non sarà compito facile anche alla luce della ristrettezza delle soluzioni che ha a disposizione il tecnico.

Il Napoli, che dal punto di vista aritmetico è messo molto meglio, e, con una vittoria nelle due gare rimaste, centrerebbe la qualificazione agli ottavi, in realtà è messo molto peggio.

Il pareggio con il Salisburgo già di per se’ non era stato soddisfacente, dopo la secca sconfitta di Roma, ma la frattura netta che si è creata fra tecnico e squadra con la Società è il vero problema che potrebbe portare, anche in tempi brevi, ad effetti devastanti e a decisioni clamorose.

Il ritiro ordinato dalla Società dopo Roma, anche contro la volontà di Ancelotti, e soprattutto l’ammutinamento della squadra che, al termine della gara di Champions, ha disatteso l’ordine di continuare il ritiro e ha deciso di tornarsene a casa, ha di fatto, creato una voragine e aperto un contenzioso anche legale con la proprietà che difficilmente potrà essere ricomponibile, con Ancelotti che, pur eseguendo gli ordini del Presidente, e proclamandosi contrario, si ritrova in mezzo al guado.

Fermo restando che è facoltà della proprietà, che paga i giocatori, i quali, pur prendendo cifre astronomiche, rimangono dei lavoratori dipendenti, di decidere i ritiri, l’esperienza insegna che una rottura o delle forzature di questo tipo, altro non portano a creare voragini nella squadre e nello spogliatoio che non sono mai segnali positivi, e che raramente producono risultati .

EUROPA LEAGUE

Lazio e Roma ripetono, in negativo, la partita di 15 giorni prima, se non come prestazione, ma soprattutto come sfortuna.
Entrambe, come all’andata, subiscono gol nel recupero, e possono lamentarsi, a ragione, di arbitraggi non certo favorevoli, anche se poi, ci mettono del loro con errori e leggerezze.

La Lazio disputa una buona gara, trova il vantaggio con il solito Immobile, subisce il pareggio per due errori contemporaneamente di Milinkovic e Acerbi, crea una lunga serie di occasioni per il raddoppio ( di cui anche un evidente rigore negato per un fallo di mano su tiro di Immobile che, con il Var, sarebbe stato sicuramente sanzionato), il portiere Forster ripete i miracoli dell’andata, ma subisce un gol all’ultimissimo minuto di recupero per un errore pacchiano di Berisha, perdendo gara e qualificazione, in un girone che non era facile, ma che era alla portata della forza della Lazio.

La Roma, scippata all’Olimpico con un rigore inventato a tempo scaduto, questa volta, sempre a tempo scaduto, rimedia una sconfitta pesante e bruciante.

Un’autogol di Fazio aveva aperto le marcature nel primo tempo,( l’azione era comunque viziata da un pallone che sembra fosse uscito completamente dalla riga bianca) ma lo stesso Fazio aveva rimediato con il gol del pareggio, la partita sembrava in controllo della squadra di Fonseca, che ancora una volta non ha impiegato, nemmeno per un minuto, Florenzi, che a questo punto diventa un caso, ma a tempo,scaduto è arrivata la severa punizione ad opera del figlio d’arte Thuram.

La Roma mantiene intatte le possibilità di passare, ma certo questa sconfitta complica le cose.

Insomma una tre giorni che lascia rammarichi, strascici polemici e interrogativi.