” NO NO, TU QUI NON TI SIEDI!” QUANDO IL RAZZISMO E’ DONNA

DI ANNA LISA MINUTILLO

Un autobus, i passeggeri, vite che si incontrano e si sfiorano per la durata del tragitto. Siamo ad Alessandria, su questo autobus sale una donna con due bambini. La donna cerca di raggiungere uno spazio libero in cui poter alloggiare dato che uno dei bimbi è piccolo e sta nel passeggino. L’altra è una bimba di circa sette anni che prova a sedersi accanto ad una signora. Nulla di particolare fino a qui salvo che, la signora, intorno ai sessant’anni, aveva appoggiato sul sedile le sue buste della spesa. La bimba prova a mettersi a sedere ma, dall’altro della sua maturità (?), la donna la apostrofa:” no, no, tu qui non ti siedi!”. La mamma della piccola assiste alla scena, abbassa lo sguardo, non dice nulla. È allora che Vittoria Onetto, consigliera comunale di Alessandria, dopo aver assistito alla scena decide di intervenire. Chiede alla donna di spostare quei sacchetti e di far sedere la bimba. La “signora” è arrogante e scontrosa e ne ha anche per lei.

Senza troppi giri di parole le dice che deve farsi gli affari suoi. Questa signora ha incontrato pane per i suoi denti, Vittoria Onetto non si lascia intimorire e usando tutto il fiato che ha in gola le intima di far sedere la bimba e di vergognarsi per l’atteggiamento tenuto. La bimba riesce a sedersi, i passeggeri guardano la scena, e la signora, non paga, sembra una pentola di fagioli e continua a borbottare all’indirizzo della bimba. Sapete perché la donna non voleva far sedere la bambina accanto a lei? Perché la bimba è di colore. Assurdo? Deprecabile? Inammissibile nel 2019 in un paese che continua a definirsi civile, eppure questo è ciò che accade, ciò che non dovrebbe accadere, ciò che ci fa vergognare di vivere in Italia. È stata la stessa Onetto a rendere nota la vicenda attraverso i social, dopo averla vissuta direttamente, e aver pianto una volta scesa da quel bus, per la rabbia e l’indifferenza degli altri passeggeri di Alessandria. Una scena che ricorda l’Alabama del 1955, peccato che di anni ne siano trascorsi da quella data e se i risultati sono questi, oseremmo dire che siano stati anni gettati alle ortiche, anni che non hanno insegnato nulla, anni che recano con loro ancora i segni di un razzismo che appariva solo sopito, e che si sta risvegliando velocemente.

A pochi giorni di distanza dalla perdita della vita di tre giovani vigili del fuoco, due di Alessandria ed uno di Reggio Calabria, che non avrebbero esitato un solo istante a trarre in salvo chiunque si fosse trovato in difficoltà. Hanno pagato con le loro vite il senso del dovere, dell’umanità, del rispetto per le persone e per le cose altrui. Lo hanno fatto lì, proprio ad Alessandria, quella stessa cittadina in cui accadono episodi come questo, e non è la sola città in cui accadono. Lo hanno fatto indipendentemente dalla loro provenienza o da quella di chi aveva bisogno di loro in quel momento. Lo hanno fatto perché l’aiuto, la disponibilità, l’umanità non hanno colore, non hanno bandiere, non hanno nazionalità. Lo hanno fatto pur non percependo uno stipendio milionario, ma lo hanno fatto ed altri continueranno a farlo. Bisogna combatterlo questo odio che oscura gesti di luce, bisogna mantenere alta la solidarietà ed il rispetto che tanto ci fa incazzare quando non viene riservato a noi.

Troppo comodo travestirsi da “brave persone” e poi continuare a tenere comportamenti deprecabili anche e addirittura verso i bambini. Chissà che poi gli stessi che agiscono così, sempre in malafede, irretiti nei meandri dei loro preconcetti, non siano proprio gli stessi che hanno pianto per la morte di questi tre vigili del fuoco. Le loro grida di dolore, sotto quelle macerie che hanno seppellito oltre che i loro sogni la speranza per un mondo migliore, non devono essere dimenticate, perché è lo stesso dolore che prova chi viene emarginato, bullizzato, stolkerato, offeso, malmenato, da persone “civili”, come quella signora che chissà cosa insegnerà ai suoi nipoti, gli uomini e le donne del nostro domani…