QUEGLI STRISCIONI A CUI NON CREDONO NEMMENO I LEGHISTI

DI LEONARDO CECCHI

Roma. 7 novembre. In Aula si parla dell’argomento più importante del momento: l’Ilva di Taranto. Parlano in tanti. Poi, d’improvviso, lo show: i deputati della Lega iniziano ad urlare, applaudire, ridere. E tirano fuori questi striscioni.

L’obiettivo è chiaro: far capire, a chi li guarda, che loro della Lega a quegli operai pugliesi ci tengono. E nella loro enfasi sono così convincenti che potremmo quasi credergli. Quasi. Perché, in giugno, proprio quegli stessi parlamentari provarono a stroncare non solo gli operai pugliesi. Ma tutti gli operai meridionali. Era infatti leghista il tentativo di togliere l’obbligo di legge di investire al Sud l’80% del denaro del Fondo di Coesione. All’epoca non ci tenevano così tanto, evidentemente.

Ma, come sappiamo, di epoche così per la Lega ce ne sono state tante. Tutte epoche in cui di quel gran bene che sembrano esternare oggi per gli operai non c’era traccia. Soprattutto se meridionali. E allora, cari pugliesi, cari meridionali, un piccolo consiglio: il momento è difficile, lo sappiamo. Ma attenzione al bene e alle attenzioni che scattano a orologeria. Che scattano quando conviene farlo scattare. Perché, vi assicuriamo, quel bene così improvviso e inaspettato ha una scadenza precisa: quella elettorale.