SARA’ IL COTTOLENGO AD OSPITARE E CURARE GIOVANNINO

DI CHIARA FARIGU

La storia di Giovannino ci ha commosso fino alle lacrime. Ci ha catapultato in qualcosa più grande di noi. Ci ha fatto fare i conti con la nostra coscienza.
Ci siamo indignati. Abbiamo giudicato, puntato il dito, condannato.
Sbagliando.
Perché non possiamo neanche lontanamente immaginare la sofferenza di quei genitori che decidono di abbandonare il loro bambino perché irrimediabilmente malato. Di una malattia rara e incurabile.

Si chiama Ittiosi Arlecchino. Fa crescere la pelle sette volte più velocemente della normalità, trasformando il corpo di chi ne è affetto in forme grottesche e mostruose. Difficoltà di respirazione e di movimento, intolleranza assoluta alla luce solare, sono altre complicanze della patologia dovute alla mancanza di elasticità di pelle. Alle quali si aggiunge un’aspettativa di vita molto breve.

Colpisce un neonato ogni milione. Giovannino, il loro bambino è uno di questi.

E’ nato a Torino nell’agosto scorso. E da quel giorno vive le sue giornate nell’ospedale torinese che se ne prende cura fin dal primo vagito.

Tra non molto però dovrà lasciare il nosocomio, la legge prevede che l’ospedale possa farsene carico solo fino al sesto mese.

Loro però non possono farsene carico.
Non sono preparati a tanta sofferenza.
Quel loro figlio, venuto al mondo con la fecondazione eterologa, necessita di assistenza continua, H24.
Assistenza e cure che loro non sono in grado di dare.

Si sentono impotenti dinanzi a qualcosa più grande di loro. Dinanzi a quel desiderio rincorso di ‘genitorialità’ andato in frantumi. Dopo tanti tentativi, tante aspettative affidate ad un vitro.
Un fardello troppo grosso, forse, per le loro fragili spalle.
Decidono di lasciarlo lì in quella culla dell’ospedale, l’unica casa che finora lo abbia accolto e curato.
L’unica casa dove ha trovato calore.

E lì Giovannino, che a dispetto di tutti i pronostici, supera la fase critica. E’ attaccato alla vita, anche se con lui più che madre si è mostrata matrigna.
Il suo corpo, già coi segni incontrovertibili della patologia, spaventa.
Ma i suoi occhi chiedono amore. Solo amore.
Giovannino non sa il clamore che ha suscitato la sua storia.

A farsi avanti, appena saputa la notizia, la Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino nota come il ‘Cottolengo’, che si è offerta di ospitare e prendersi cura del bimbo.
Lo ha fatto attraverso una lettera, indirizzata direttamente a lui, Giovannino che tra le altre cose scrive: ‘vorremmo pensare un’accoglienza degna del valore infinito della tua esistenza, con tutto ciò che sarà necessario e nelle modalità che richiede una situazione così particolare come la tua: insomma una casa con persone che ti vogliono bene e si prendono cura di te fino a quando sarà necessario. Se poi ci sarà una famiglia, con un papà e una mamma che vorranno essere tuoi genitori, saremo contenti di affidarti a loro”.

Una famiglia. Ce ne sarà una degna di questo nome pronta a donare amore prima ancora di cure e assistenza? Palesarsi, dopo l’onda emozionale, è facile.
Fare i conti con la realtà è un’altra storia. Pertanto smettiamola di puntare il dito. E di sentirci migliori.