A PROPOSITO DEL CONGRESSO DEL PARTITO RADICALE A NAPOLI

DI FEDERICO TANTILLO

Ho seguito con grande attenzione il congresso del Partito Radicale a Napoli lo scorso weekend.
Mi riconosco (quasi) completamente nelle battaglie portate avanti dal Prntt, nelle analisi politiche elaborate, figlie di 60 anni di storia, e di quel documento sulla “Peste italiana” di circa dieci anni fa.
Mi riconosco TOTALMENTE nelle battaglie portate avanti da Nessuno tocchi Caino, nel coraggio e nel rigore del lavoro condotto da Sergio, Elisabetta, e dallo staff di NtC tutto, col quale collaboro con felicità, e orgoglio, dal 2007.
Ho seguito con attenzione, per quel che potevo dovendo anche lavorare (ministro Di Maio, siamo in tanti a dover lavorare anche nei weekend, non solo i commessi dei supermercati, ma queste cose non so tu quanto le sappia, e le capisca), il congresso di Radicali Italiani, a Torino, sempre lo scorso fine settimana (casi della vita).
Non capisco alcune delle battaglie portate avanti da RI. Però molti compagni di RI (in primis Mario, Alessandro, Riccardo) elaborano analisi, formulano proposte (il lavoro sui sistemi elettorali di Mario Staderini è preziosissimo), fanno lavoro politico nelle Istituzioni in cui sono inseriti, che trovo importanti.
In RI sono presenti militanti e dirigenti storici come Gianfranco, o Emma Bonino, che sono parte integrante, e importante, della storia radicale. A pieno titolo.
Seguo con estremo interesse la attività e le lotte della Associazione Luca Coscioni, magistralmente condotte da Marco, Marco, Filomena, Mina, e tantissimi altri.
In questi ultimissimi giorni Silvio (con cui non sempre mi trovo in sintonia totale) sta portando alla ribalta un caso, quello di Giovannino, che, nel miglior stile radicale, serve a scoperchiare una realtà che il moralismo d’accatto che domina il nostro Paese vorrebbe oscurare, o derubricare a “casi marginali”.
Non ho più voglia di seguire certe sconcertanti polemiche tra radicali, degenerate, per quanto concerne le relazioni tra PR e RI, in questione legale, per motivi di tipo contabile.
Non c’è più Marco, faro delle nostre analisi, guida del nostro agire.
Non c’è più Laura, che mi accolse nel 1980 in via di Torre Argentina 18, e con cui ho fatto radio, per i fili diretti dedicati alla campagna iscrizioni al PR 2017 e 2018, fino a poco tempo fa.
Ho gli appunti delle trasmissioni condotte insieme, ho i messaggi che ci siamo scambiati la scorsa Pasqua, dopo la meravigliosa manifestazione per la vita di Radio Radicale.
So perfettamente cosa pensava delle polemiche tra radicali.
Sono certo che ciò che sta facendo Viale sulla incredibile vicenda di Giovannino, ciò che fa Cappato sui casi come quello di DJ Fabo, ciò che fa Capriccioli in consiglio regionale del Lazio, rientra perfettamente nella logica, nella prassi radicale.
Il fare è il senso ultimo dell’esser radicale, essere radicali è prassi, innervata di conoscenza.
La conoscenza senza prassi è vuota, la prassi senza conoscenza è cieca (parafrasando Kant).
La prassi radicale è ciò che ha consentito a Deborah Cianfanelli di invitare Emma Bonino a venire a salutare la nostra cara Laura alla camera mortuaria, circa un mese fa.
Ero lì con lei, sono felice di esser stato lì in quel momento, di aver potuto accogliere e abbracciare Emma, e Gianfranco Spadaccia, che volevano salutare Laura.
Se qualcuno sa dirmi cosa c’è di non radicale nell’agire di Cappato, o in quello di Viale di questi giorni, me lo spieghi.
Soprattutto lo spieghi a Marco.
Che non c’è, apparentemente.
Ma il cui “Non avete capito un cazzo, come sempre” arriva, chiaro, anche da lassù.