A TRENT’ANNI DALLA CADUTA DEL MURO DI BERLINO MI CHIEDO DOVE SIA FINITO QUEL PEZZETTO DI MURO

DI CINZIA MARONGIU

Chissà dove è finito il mio pezzetto di Muro. Me lo sono sempre chiesto… Magari venduto a caro prezzo al mercato nero della street art, magari sbriciolato sotto la furia delle picconate e della disperazione. Non era granché, d’altra parte. Avevo scritto semplicemente il mio nome, accanto a quello di Claudia, la mia compagna di scorribande berlinesi… esattamente trent’anni fa, poche settimane prima che il Muro crollasse. Ricordo la paura di essere beccate e allo stesso tempo l’esaltazione per la nostra impresa.
d’altra parte il Muro su di me aveva sempre avuto un’attrazione fatale. Nei miei giorni a Berlino, tutte le volte che ci ero andata, il Muro era la mia calamita. Mi faceva orrore e mi affascinava. L’ho anche varcato due volte. La prima in treno, in un lunghissimo viaggio che sembrava non dover mai finire dove di colpo il cielo e l’erba avevano perso colore. Ricordo la paura di quei poliziotti che mi urlavano nelle orecchie parole incomprensibili. Controllavano i documenti una, due, tre, quattro, cinque volte. Una prova di nervi, un incubo. Io gli parlavo in inglese o in francese, loro in tedesco. Ma a urla. Urlavano apposta per spaventarti, per metterti a disagio. Aprivano di colpo la porta dello scompartimento. Sembrava ci godessero a svegliarti, a innervosirti, a farti sbagliare, a farti ripetere più volte le stesse cose. L’ossessione per il sospetto. Ero sola e molto giovane e ricordo il senso di sopraffazione e ingiustizia per quei controlli che a me ricordavano quelli della Gestapo studiati sui libri. Un incubo però subito dimenticato appena arrivata a Berlino Ovest. Se in paradiso c’è una musica credo sia quella jazz e funky dei locali berlinesi di allora. Le luci, la libertà da tutto e tutti, la frenesia di vivere, giorno e notte come se non ci fosse un domani. Il filo spinato come orizzonte da esorcizzare non arrendendosi al sonno, bevendo e ballando e ridendo e vivendo fino all’ultimo respiro. Niente di più bello. Fu amore a prima vista. Rinnovato due anni dopo, proprio in quel 1989. Quella volta girai ogni angolo della mia Berlino e andai anche a Berlino Est. Ricordo lo sfinimento per varcare il Muro e l’obbligo di spendere quei marchi in non si sa bene cosa visto che i negozi erano aperti ma non vendevano praticamente niente. Ricordo i visi di chi viveva lì, la curiosità per come eravamo vestiti, la diffidenza, la tristezza in fondo allo sguardo. Da allora sono tornata diverse volte a Berlino e tornerò ancora in questo pezzo del mio cuore. Anche se quella magia, assolutamente unica, non esiste più . Nel bene e, per fortuna, nel male