AD OCCHI BASSI VERSO SANTA MARIA MAGGIORE

DI LUCA SOLDI

 

 

Passa il tempo, passano le stagioni ed eccoci di nuovo in cammino verso Santa Maria Maggiore. Ad occhi bassi. Temendo ancora di non riuscire a capire per questo accanimento che spazza via il bene che malgrado tutto compenetra la città.

C’è in molti una sorta di pudore, la volontà di non farsi portatori di contrasti, di dissidi.
Non è la paura che allo stesso tempo attraversa le vie della città.
C’è ancora un mondo potente che ancora oggi si erge a contrasto delle miserie
Ma per questo mondo, per larga parte sua, Vicofaro rappresenta un pugno nello stomaco.

Forse perché in questo “Ospedale da Campo”, non si curano solo forestieri e migranti. Non si offre solo un pugno di riso. Non si accudiscono solo i fantasmi. Non si insegna solo agli scartati.
Non si offre solo un giaciglio agli ultimi degli ultimi.

C’è di più.
Qui, una volta entrati con animo aperto e cuore puro, si esce trasformati.
Qui la Parola è viva, la Chiesa si fa davvero in uscita.
Qui l’odore del gregge si trasforma in incenso purissimo
Qui la preghiera ed il raccoglimento sono cosa che pervade di continuo.

Piuttosto il bene verso questo luogo si preferisce farlo di nascosto, farlo arrivare per vie traverse.
Eppure il messaggio che esprime questa comunità, la Parola che emana questo luogo è chiara, evidente.
Nessuna volontà di idealizzare, nessun guru da seguire, nessuna pretesa di aver raggiunto il luogo che marca il senso della vita. Nessun santone. Nessuna voglia di protagonismo.
Certo anche qui ci sono le fragilità, anche qui l’animo umano è messo alla prova.
Le prove sono sempre tante, le fatiche degli impegnati sono tante.
Ma c’è una luce che questo luogo emana e che impone di far riguardare le coscienze.
È una luce che arriva lontana ancora piena di forza di calore.
È quella stessa luce che proprio un anno fa, proprio il giorno 8 di novembre, dopo aver raggiunto Roma invitò il Santo Padre a soffermarsi su quanto accadeva in quel luogo ch’è stato definito da molti un Santuario di Accoglienza.
Papa Francesco in quel giorno volle condividere con la Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale una lettera, un documento nel quale con la quale il Pontefice rappresentava tutta la Sua viva preoccupazione per la situazione dei rifugiati di Vicofaro. Parole chiare e comprensibili.
Tutte raccolte in una vera esortazione a farsi portatori del messaggio che rappresenta il pilastro della Fede.

Per voce di Fabio Baggio, uno dei responsabili della sezione vaticana dei migranti alle dirette dipendenze del pontefice, arrivò nuovo bene a ridare forza e speranza:

«Mi è gradita l’occasione per esprimere grande vicinanza ad una realtà che si distingue come esempio di accoglienza dei nostri fratelli e sorelle migranti. Altresì desidero ringraziare Lei e le comunità parrocchiali di Vicofaro e Ramini/Bonelle per l’instancabile impegno e l’attivo contributo a contrapporre la cultura dell’incontro a quella dell’indifferenza e dello scarto», si legge nella lettera pubblicata sui social: «Nell’incoraggiarLa in questo percorso, si ribadisce che è responsabilità di ciascuno di noi, come singoli individui e ancor più come comunità, accogliere, proteggere, promuovere e integrare i più vulnerabili, creando occasioni di crescita collettiva. Con coraggio e creatività”.
Parole forti che furono accolte da don Massimo Biancalani e da tutta la comunità di Vicofaro e Ramini come grande riconoscimento che andava ben oltre i confini della Diocesi.
Quelle parole sono ancora lì, ben stampate nelle coscienze e non solo su un foglio di carta, su di una preziosa pergamena.

 

 

La foto nel titolo è riferita ad un altro incontro, ad un altro riconoscimento che don Massimo Biancalani della Diocesi di Pistoia, parroco di Vicofaro, Ramini e Bonelle ha ricevuto da Papa Francesco