CINGHIALI, UN PROBLEMA ITALIANO

DI FABIO BORLENGHI

Sì…tipico italiano il problema dei cinghiali accusati d’invadere campagne e città del bel paese. Fino all’immediato dopoguerra, nel secolo scorso, nell’Italia peninsulare esisteva una ridotta popolazione di cinghiale riconducibile alla sottospecie Sus scrofa majori. Erano cinghiali di ridotte dimensioni rispetto agli attuali e di minor prolificità, frutto dell’adattamento all’habitat della Maremma. Sulla scia delle trasformazioni socio-economiche e con l’aumento della caccia, conseguenza anche del cosiddetto boom economico degli anni ’50 e ’60, il mondo venatorio iniziò una serie d’immissioni di cinghiali provenienti dall’est europeo; immissioni che andarono avanti fino a non molti anni fa (quelle ufficiali denunciate…). I cinghiali immessi erano “diversi” dai nostrani autoctoni, più grandi e prolifici, perché provenienti da nicchie ecologiche “diverse” dalle nostre, principalmente macchia mediterranea. In seguito a queste massicce introduzioni per scopo venatorio i nostri cinghiali si sono ibridati con gli esemplari immessi e così, complice lo spopolamento della montagna appenninica da parte dell’uomo e il conseguente aumento di boschi e arbusti, habitat elettivi per il cinghiale, la popolazione di cinghiale ha subito un trend espansivo senza precedenti, creando problemi alle colture agricole e facendo capolino nelle periferie delle città, complice la disponibilità di cibo lasciato dall’uomo in prossimità dei punti di raccolta rifiuti.

Il cinghiale predilige i boschi di montagna, tuttavia si adatta a vivere a quote di pianura anche in presenza di poca vegetazione e questo grazie al fatto di essere onnivoro, non necessitando infatti di una precisa fonte di nutrimento. Si ciba principalmente di vegetali come ghiande, frutti, radici, tuberi ecc….ed ha abitudini prevalentemente notturne. I maschi adulti vivono isolati mentre le femmine si muovono in branchi numerosi con al seguito cuccioli e giovani.

L’ISPRA stima in circa un milione i cinghiali presenti in Italia. Che fare allora per contenere questa espansione dei cinghiali? Intanto non pensiamo che il problema si risolva dando luce verde ai cacciatori, maggiori responsabili di questa situazione, aumentando le aree cacciabili e dilatando i calendari venatori. Il fenomeno deve essere studiato e gestito da chi è scientificamente competente e legalmente deputato allo scopo, cioè l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). L’IPSRA elabori un piano per il contenimento del cinghiale in Italia e gli enti locali lo applichino. Si evitino poi “cagnare” inutili come quelle organizzate oggi da Coldiretti davanti a Montecitorio dalle quali poi scaturiscono proposte irricevibili che demanderebbero addirittura la soluzione del problema agli agricoltori che dovrebbero magari fare filiera con i ristoratori locali dopo aver abbattuto a destra e a manca i cinghiali presenti nei loro fondi.

Siamo al far west! Ma siamo seri almeno quando si ha a che fare col mondo della natura!