È PROPRIO NECESSARIO NARRARE LE TORTURE DI IZZO SU DONATELLA E ROSARIA?

DI CLAUDIA SABA

La notizia di una fiction sul massacro al Circeo, pubblicata nei giorni scorsi, non è certo passata inosservata.
Soprattutto per una presunta consulenza da parte di Izzo, uno dei tre assassini, che ha scatenato non poche proteste sul web.
Consulenza ritenuta offensiva, soprattutto nei riguardi di Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, le due ragazze torturate a San Felice Circeo, nella villa di proprietà Ghira.
Solo dopo tante proteste e una richiesta di chiarimenti alla Cattleya da parte dell’amministrazione capitolina, la casa di produzione ha smentito la notizia con un comunicato stampa.
Nella lettera di chiarimenti, la produzione ha sostenuto di non aver “mai avuto contatti diretti o indiretti con il signor Angelo Izzo”, attualmente in carcere.
Eppure…non sono in molti a crederci.
I dubbi restano, soprattutto sulla messa in onda di una fiction così cruenta.
Ma abbiamo davvero bisogno di questa fiction?
È proprio indispensabile riportare sulle scene, tutta la violenza di quel femminicidio?
Instillare altro odio?
Narrare ancora le torture subite da Rosaria Lopez e Donatella Colasanti?
Che senso ha e sopratutto, cosa vuole insegnare?
Violenza, e ancora violenza.
Insieme a tante altre violenze che si consumano ogni giorno contro le donne.
Quando ciò che servirebbe davvero, sarebbe preservare la dignità di quelle due ragazze massacrate.
Calare il sipario sul male senza enfatizzarlo oltre misura.
Mostrare soluzioni a un problema diventato ormai un’emergenza sociale.
Le proteste non sono nate solo per quella presunta consulenza.
Ma anche per l’orrore delle violenze che verranno distribuite da un servizio pubblico e che andranno a raccontare una realtà troppo cruda.
Una realtà che tutti, preferiremmo affrontare nella giusta dimensione.
Prima di tutto nel rispetto di chi non c’è più.
Ma anche educando i nostri giovani a nuovi esempi relazionali.
E che oggi, più che mai, hanno bisogno di nuovi modelli di riferimento da cui poter attingere.