LA LIBERTÀ NON SI PUÒ REGALARE. NE’ SI PUÒ RICEVERE IN EREDITA’

DI GILBERTO SQUIZZATO

PREPARIAMOCI…. La libertá non si può regalare. Nè si può ricevere in ereditá. Ogni generazione -e ogni individuo- se la deve guadagnare a duro prezzo. E questo vale anche per una democrazia pluralista e partecipata. E così pure la dignitá nel lavoro. Come anche i diritti civili ed economici. Nessuna libertá e nessuna democrazia si possono pretendere gratis ma vanno conquistate con un assiduo impegno, anche rischioso per i destini individuali. Ma va anche detto che di nulla l’uomo può andare così orgoglioso come di una libertá responsabile gelosamente difesa. Anche per gli altri? Anche per gli altri, ma fino a un certo punto. Se gli altri, o molti altri non la vogliono? La questione è difficile, perchè la riduzione della libertá altrui ha come conseguenza inevitabile anche la perdita, almeno in parte, della mia. Ma io so che personalmente non cesserò di difenderla e praticarla, avendo ben chiaro di non poterla regalare a chi non la vuole. Con questa premessa, constatando che quasi metá degli italiani non votano perchè indifferenti all’esito elettorale (qualunquisti del peggio, li definirei) e prendendo atto che di coloro che vanno a votare più di metá sono propensi a scegliere Salvini e Meloni (e dunque una forma di democrazia tendenzialmente “illiberale” : quella plebiscitaria di Orban, di Putin, della Polonia cattolica e xenofoba…) mi chiedo da tempo se, essendomi goduto 70 anni di quella democrazia che nacque dalla Resistenza e dalla rivolta morale antifascista, non sia il tempo di lasciare che questo paese si autoinfligga un quinquennio almeno di salvinismo duro e puro (come profetizzano i sondaggi ) per provare sulla propria pelle che cos’è un regime illiberale, aspro, violento nel linguaggio e nei modi della pratica politica. Mi chiedo se l’antipolitica dei 5S, che avendo conquistato il Palazzo si è rivelata quasi del tutto incapace di governare un paese moderno, non debba verificare nei fatti, avendola perduta, il valore di una democrazia non demagogica nè populista, con la conseguente necessitá di riconquistare un’autentica pratica della partecipazione che non si immiserisca nei 70.000 voti comodamente digitali della piattaforma Rousseau (che ha sì precorso i tempi ma credendo di dominare il campo della politica virtuale é stata però travolta dalle falangi della Bestia  di Luca Morisi che hanno dissolto l’illusione grillina di una palingenesi epocale per via di “vaffa”, sarcasmo e derisione). E confesso che non mi spiacerebbe il di volta in volta tracotante e spaventato Renzi (è di oggi il suo monito contro le elezioni anticipate che “sarebbero un suicidio”) costretto invece a competere nei seggi in una consultazione elettorale governata dal “Rosatellum” da lui stesso voluto e imposto. L’Italia vuole un governo Salvini? Che lo abbia. Allora scoprirá anche il bluff dello stesso Salvini che oggi si dice pronto a votare Draghi come presidente della repubblica ma al momento giusto ci darà un presidente sovranista, antieuropeo, cattolico reazionario, xenofobo e parafascista. Non temo cinque anni di governo Lega-FdI benedetto da Ruini e non vedo l’ora di vedere le piazze italiane riempirsi (forse, prima o poi) come quelle di Hong Kong e di Santiago e la Sinistra orgogliosa finalmente di essere Sinistra. E (forse) anche molti di quei giovani che oggi, in questa società atomizzata dall’iper-neoliberismo della finanza speculativa globale credono di potersi da soli, badando ciascuno al minuscolo orticello della propria -agiata o meno- sopravvivenza scopriranno l’illusorietá suicida di questo sogno egoico e il piacere di condividere lotte e progetti comuni. Non bastano i pur entusiastici friday for future che tanto piacciono ai media a salvare libertá e democrazia partecipata.