LE PAROLE E LE AZIONI FASCISTE NON DEVONO ESSERE TRATTATE CON NORMALITA’

DI LEONARDO CECCHI

Accade nello studio di Del Debbio. Portano un fascista dichiarato, che così esordisce: “Nella mia borgata vige ordine e disciplina. Devi fare quello che dico io”. E quando una donna, Francesca, esterrefatta gli chiede: “Scusa ma in che film?”, il gentiluomo l’ha guardata dritta in faccia e le ha detto: “Te li faccio vedere io i film, se vieni nella mia borgata…”

Ha iniziato ad intimidirla, in perfetta prassi fascista. E’ allora intervenuto Vauro, presente in studio, che l’ha affrontato di petto e gli ha gridato: “Fammelo vedere a me! Fascista di me…a, vergognati, hai minacciato una donna”. E sapete cosa? Del Debbio, il padrone di casa, non è intervenuto in difesa della donna. Né, tanto meno, di Vauro. Ha minacciato di cacciare tutti dallo studio. Ma si è guardato bene da prendere, con decisione, le difese della donna aggredita, fronteggiando quell’uomo. Ha trattato tutti alla pari: come se intimidire una donna fosse un litigio tra scolari in una classe. Come se le parole e le intimidazioni di quella persona fossero normali.

Finché continueremo a trattare con normalità le parole e le azioni dei fascisti, la situazione, nel Paese, non potrà che peggiorare. Perché da ognuno di questi episodi loro escono più sicuri di sé. Rafforzati. Legittimati. E questo no, non possiamo più consentirlo. Ed a capirlo dovrebbero essere soprattutto le persone come Del Debbio.