LULA LIBERO. LA NUOVA ONDA PROGRESSISTA ARRIVA ANCHE IN BRASILE 

DI FRANCESCA CAPELLI


Lula livre. Lula libero. È il grido liberatorio della folla che lo ha aspettato per ore fuori dal carcere di Curitiba, dove era detenuto da 19 mesi, 580 giorni, per una condanna a 12 anni e 11 mesi dopo un processo “a orologeria”. Ed è a questa folla di sostenitori con le bandiere del suo PT, il Partito dei lavoratori, che sono andate le prime parole dell’ex presidente brasiliano, dopo aver chiesto un bicchiere d’acqua e aver accettato un fiore dalle mani della figlioletta di Fernando Haddad (https://www.alganews.it/2018/03/30/brasile-lula-un-passo-dallarresto-sfuma-sempre-la-rielezione/), l’ex sindaco di San Paolo che generosamente – malgrado la sconfitta sicura – aveva accettato di sostituirlo come candidato presidente nel 2018. Quando la condanna in secondo grado aveva costretto Lula a ritirarsi dalla campagna elettorale.
Lula ringrazia i militanti per quei 580 giorni giorni passati davanti al carcere a chiedere la sua liberazione. “Con la pioggia o con il sole a 40 gradi eravate qui”, dice commosso. “Siete stati l’alimento della democrazia”.
Bastano poche battute e la voce si fa sicura, la schiena più dritta, il sorriso più spavaldo. È di nuovo lui, Lula il combattente, Lula il sindacalista, Lula che nemmeno i militari erano riusciti a piegare. L’uomo che assistette in manette al funerale della madre, durante uno dei tanti arresti durante gli anni della dittatura (1964-1985). “Sono uscito per continuare a lottare con il popolo brasiliano” avverte. “Le idee non si uccidono”.
A Curitiba sono passate da poco le 17,30. Un’ora prima era arrivato l’ordine di scarcerazione N. 70007758894, seguito alla decisione della Suprema Corte (corrispondente alla nostra Cassazione) secondo la quale Lula sconterà un’eventuale condanna solo dopo la sentenza definitiva. Un provvedimento reso necessarie dalle gravi irregolarità emerse nel processo di primo grado (https://www.alganews.it/2019/06/11/brasile-un-complotto-giudiziario-per-impedire-la-rielezione-di-lula/), quando la pubblica accusa e la corte giudicante si sono accordate su come istruire i capi di imputazione e sulla strategia da adottare (https://www.alganews.it/2019/09/11/brasile-nuove-rivelazioni-provano-linnocenza-di-lula-e-un-processo-politico-contro-di-lui/).
Il verdetto di colpevolezza ha escluso Lula dalle elezioni del 2018, dove era favorito, e ha reso possibile la vittoria di Jair Bolsonaro. Mentre il giudice che lo ha condannato, Sergio Moro, è diventato ministro della Giustizia del nuovo governo (https://www.alganews.it/2018/11/03/e-dopo-aver-distrutto-lula-a-sorpresa-sergio-moro-diventa-ministro-di-bolsonaro/), osannato dalla stampa italiana per aver dichiarato di ispirarsi alle figure di Falcone e Borsellino, tanto per capirci come i simboli, nel nostro paese, ormai saturino la verità storica. Una parola-grilletto – “Falcone&Borsellino”, manco fossero un unico logo – e lo spirito critico si congela.
Accusato di corruzione e riciclaggio in una vicenda di appalti (la mega causa Lava Jato), senza prove oltre alla dichiarazione di un pentito (https://www.alganews.it/2018/03/30/brasile-lula-un-passo-dallarresto-sfuma-sempre-la-rielezione/), a Lula nei mesi scorsi erano stati offerti gli arresti domiciliari, dopo lo scandalo seguito alla rivelazione delle irregolarità durante il processo. Ma l’ex presidente ha sempre rifiutato il provvedimento, perché sarebbe stato un modo per avallare la sentenza contro di lui. Dal processo intende uscire assolto, dimostrando la propria innocenza e il complotto politico di cui è stato vittima.
La liberazione di Lula è un ulteriore spostamento dell’asse geopolitico latinoamericano. Una sconfitta politica per Bolsonaro, convinto di uscire impune dallo scandalo per la sentenza pilotata contro il suo avversario. La reazione dell’attuale presidente potrà avere come conseguenza un aumento della conflittualità con i governi vicini all’ex presidente brasiliano, dall’Argentina alla Bolivia e Messico.
Ancora una volta, in America Latina si fanno le prove generali di quella che potrebbe essere la politica occidentale.