QUEL MURO ED I NOSTRI MURI

DI LUCA SOLDI

 

Intanto che celebriamo la caduta di quel Muro non facciamo caso a quanti ormai ci circondano. Avvolgendoci.

Ci sono quelli fatti di mattoni e cemento, quelli di filo spinato. Costruiti nel sangue. Nel nome dell’odio o anche solo delle indifferenze.
Ci sono quelli fra il Messico e gli Stati Uniti.
Quelli fra il Nord ed il Sud del mondo.
Poi ci sono quelli nel nostro Paese.
E poi ci sono quelli che non riusciamo a vedere.
Quelli che ci costruiamo attorno.
Quelli delle paure, delle indifferenze, delle solitudini.
Addirittura quelli dentro lo nostre coscienze.
Un numero inimmaginabile di muri.
E pensare che quelli visibili erano solo 7 alla fine della seconda Guerra mondiale. Poi nel 1989, quando cadde quello più famoso, quello di Berlino, erano diventati 16.
Dopo dieci anni dalla fine della Guerra fredda ne erano stati costruiti 14.

Adesso se ne contano quasi 80. 77 se vogliamo stare dietro a quello che ci dicono gli esperti.
Sono davvero tanti sono i Muri nel mondo. Sono alti, minacciosi, indegni.

Ci sono, appunto, quelli vergognosi fra Stati Uniti e Messico, ma anche nella civile Europa tra Ungheria e Serbia. Fra Egitto e Striscia di Gaza e il muro che attraversa e circonda Gerusalemme.
E poi tra India e Pakistan, tra India e Bangladesh, tra Corea del Nord e Corea del Sud, tra Georgia e Ossezia meridionale, tra Irak e Kuwait, tra Arabia Saudita e Yemen, tra Marocco e Sahara Occidentale, tra Ucraina e Russia.
Ci sono quelli che dividono ancora Cipro.
Avremmo dovuto celebrare con una festa la caduta di quello di Berlino ed invece eccoci ancora qui a parlare di fortezze e barricate.

Di scudi, protezioni, di argini dalla vita, dai diritti, dai valori