BOLIVIA: IL GOLPE DELLA DESTRA CHE NON ACCETTA I RISULTATI ELETTORALI

DI FRANCESCA CAPELLI

La Paz, Cochabamba, Santa Cruz de la Sierra. Sono le tre città boliviane in mano all’opposizione di destra che non accetta il risultato elettorale del 20 ottobre scorso e nemmeno è disposta ad aspettare fino a martedì, quando si completerà il riconteggio delle schede elettorali chiesto dagli ispettori della Oea (Organización Estados Americanos). In Bolivia è in corso un vero e proprio tentativo di golpe.
Tutto è iniziato con le elezioni del 20 ottobre: Evo Morales, favorito ai sondaggi, si presentava per il quarto mandato (www.alganews.it/2019/10/20/elezioni-in-bolivia-evo-morales-e-i-traditori-della-rivoluzione-bolivariana/), contro il candidato di destra Carlos Mesa. La vittoria di Evo Morales è apparsa subito più che netta, ma senza quel distanziamento dall’avversario che gli avrebbe permesso di evitare il ballottaggio. Alla fine dello scrutinio, però, Evo risultava in vantaggio con poco più del 45 per cento dei voti (contro il 38 per cento dell’avversario), superando di poco il tetto necessario per vincere al primo turno. Ma l’opposizione l’ha accusato di brogli, usando come pretesto una pausa nel conteggio dei voti, peraltro annunciata con molto anticipo. Da qui la denuncia, la richiesta di intervento della Oea e le manifestazioni a favore e contro Morales, che dal 20 ottobre agitano il paese.
Nella giornata di sabato 9 novembre la situazione è precipitata. Le tre città più importanti del paese sono state occupate dai golpisti, nell’indifferenza della polizia che si è dichiarata neutrale. La Paz, la capitale, dove il presidente del parlamento è stato sequestrato dai golpisti, come i direttori di radio, tv e giornali di area governativa, incatenati per strada ai pali della luce o agli alberi, in pericolo di essere linciati. Santa Cruz che, insieme con le ricche provincie del Sud, già nel 2006 chiedeva la secessione. Qui la rivolta è capeggiata dal separatista Fernando Camacho, leader del Comité Cívico de Santa Cruz, che sta contendendo a Carlos Mesa la leadership dell’opposizione. Cochabamba, la città andina da cui, nel 2000, partì la “rivolta dell’acqua”, contro la privatizzazione dei servizi di distribuzione dell’acqua corrente, che obbligò il presidente di allora a ritirare il provvedimento.
Se i golpisti hanno ottenuto l’appoggio (o almeno, il non intervento) della polizia, per ora non si hanno notizie di una sollevazione dell’esercito. Mentre settori che non sono i militanti del Mas (Movimiento al Socialismo, il partito di Morales), ma rappresentano comunque un appoggio esterno (per esempio i sindacati di produttori di coca e dei minatori), si sono mobilitati in appoggio al presidente.
Sia Mesa sia Camacho hanno già annunciato che rifiuteranno i risultati del riconteggio degli ispettori della OEA e pure un eventuale ballottaggio. Per loro l’unica soluzione possibile è l’uscita di scena di Evo. Il governo tenterà di contenere l’escalation golpista fino a che sarà concluso il riconteggio dei voti. Ma in queste condizioni, arrivare a martedì pare in un’impresa disperata.